C’è un piccolo gesto, che fanno i ciclisti quando tagliano il traguardo per primi: tolgono le mani dal manubrio e si tirano su la cerniera della maglia. Che differenza con certe corse sguaiate dopo un goal, con urla rabbiose e magliette sfilate per mostrare i tatuaggi! Quel piccolo gesto della cerniera ha invece qualcosa di antico, come adire che in un momento importante come quello, bisogna presentarsi in ordine, composti.

In un’epoca in cui nulla sembra avere più valore e ogni valore sembra valere nulla. In cui il cinismo, camuffato da pragmatismo, consente di deridere qualunque affermazione di principio. In cui se parli di solidarietà, nel migliore dei casi vieni tacciato di buonismo (un modo elegante per non dire “coglione”) o da vecchio residuato idealista. In un mondo in cui uno vale uno e quindi non c’è più differenza, tutto è uguale, dove l’orizzontalità della Rete mette tutti sullo stesso piano, mi permetto di segnalare modestamente un piccolo grande gesto. Forse insignificante, si dirà, c’è ben altro, come si usa dire adesso quando non si vuole affrontare un argomento, ma mi sia consentito di insistere un attimo sul gesto compiuto sabato da Damiano Caruso.

Pochi fotogrammi, ma di un’intensità grande: dopo avere faticato per chilometri in salita dietro alla ruota del suo compagno di squadra Pello Bilbao, Caruso scatta per andare a vincere la tappa. È proprio qui che accade qualcosa: prima di scattare, Caruso dà una pacca sulla spalla a Bilbao. Una roba da niente si può dire… No, un grande gesto, proprio perché viene da uno che per anni ha fatto il gregario, e sa cosa significa faticare per altri, per il proprio capitano. E quando è toccato a lui, per una volta, a 33 anni, di essere aiutato, ha saputo dimostrare all’amico, oggi più gregario di lui, la sua gratitudine, ha voluto riconoscere l’importanza del suo lavoro.


Si dice sempre che lo sport è sempre più legato al denaro, che il professionismo esaspera le competizioni e forse è vero, però è bello pensare che ci sia il piccolo spazio di un istante in cui un grande atleta, come ha dimostrato di essere Damiano Caruso, sia capace di essere anche un grande uomo. Grazie Damiano.

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