Venerdì il sindaco di Foggia Franco Landella, quota Lega, è stato posto agli arresti domiciliari. Stessa sorte hanno subito l’imprenditore Paolo Tonti e i consiglieri comunali Iacovangelo, Capotosto e Iaccarino, tutti finiti ai domiciliari per corruzione. Iaccarino è già noto alle cronache per aver sparato dei colpi a salve dal balcone di casa a Capodanno. Daniela Di Donna, moglie del sindaco, invece è stata colpita dalla misura della sospensione dal servizio per dieci mesi per il reato di induzione indebita. Molti altri amministratori, come ha dichiarato il questore Sirna, risultano indagati a piede libero.

Se i segnali hanno un significato, saperli leggere evita molte sorprese. Esaminiamo perciò i segnali che nelle ultime settimane via via giungevano dal comune di Foggia.

Il 10 febbraio vengono arrestati il consigliere comunale Bruno Longo, il medico Antonio Apicella, l’imprenditore Luigi Panniello e Antonio Parente, addetto al servizio informatico del Comune di Foggia, tutti per concorso nell’art. 319-quater del codice penale. Il 9 marzo si insedia in comune la commissione d’accesso, nominata dal prefetto Grassi su delega del ministero dell’Interno per verificare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata nell’amministrazione municipale.

Il 30 aprile i consiglieri comunali Iaccarino e Capotosto sono arrestati per corruzione. Il 17 aprile il sindaco Landella effettua un rimpasto della giunta nominando membri cosiddetti “tecnici” e non politici. Il 1 maggio la polizia effettua una perquisizione a casa del sindaco. Il 4 maggio lo stesso sindaco Landella si dimette, poi il 19 maggio si fa strada la voce di una sua possibile “autosospensione” per non rovinare in modo definitivo la propria carriera politica e salvare la giunta.

A partire dall’arresto di Longo del 10 febbraio, e con una media di un evento critico ogni venti giorni, sinceramente non serviva Nostradamus per intuire che il Comune era sul punto di precipitare vertiginosamente verso il tetro finale di questa storia, conclusasi – per adesso, attenzione – con l’arresto del sindaco Landella. È stato un percorso irto di segni simili ai bradisismi sempre più intensi che hanno preceduto l’eruzione del Vesuvio che ha distrutto Pompei, mentre qui di fatto è crollata l’amministrazione di Foggia.

I capi di imputazione a carico di Landella e degli altri arrestati sono oggettivamente gravi, perché si parla di corruzione, tentata concussione, induzione indebita, peculato. In parole più chiare però il discorso è semplice, si tratta sempre e solo della ben nota pietra angolare che orienta il sistema economico-amministrativo italiano: le tangenti.

Stando all’attività giudiziaria e amministrativa degli ultimi tempi, la sensazione che si impadronisce dello smarrito cittadino è che la lussuria delle tangenti abbia fatto implodere il Comune di Foggia, un po’ come se (senza considerare le persone virtuose che certamente non mancano), negli ultimi anni, l’ente fosse diventato un carro su cui salire per gestire prebende e non il bene della collettività che con fiducia lo ha eletto. Lo dice il questore Sirna nel commentare l’ordinanza del gip Sicuranza, e sono parole significative: “Fare il pubblico amministratore è un dono. Invece questo dono è stato tradito”.

L’indagine che ha portato al crollo del sistema-Foggia è stata, come ha ribadito il procuratore della Repubblica Vaccaro, estremamente accurata, e non abbiamo dubbi che sia andata così. Intanto perché lo dice il procuratore, poi perché è ben nota la serietà che nelle indagini profondono la Squadra mobile di Foggia e lo SCO di Roma. Infine, perché non si arresta il sindaco di una città importante senza avere nelle mani elementi di prova significativi.

Tutto questo non è certo un bel segnale per una città che naviga agli ultimi posti della classifica sulla qualità della vita delle città italiane: è un crollo giudiziario che non fa bene alla sua già compromessa immagine. Però c’è anche un’altra verità da tenere presente, perché è proprio da questo terremoto che Foggia potrebbe trovare la forza per rinascere.

Ovviamente questa situazione va vista anche sotto il profilo politico. Landella è stato uomo prima di Berlusconi, poi di Salvini, perciò si potrebbe tranquillamente affermare che il centro-destra abbia puntato male le sue carte. Eppure non ce la sentiamo di ribaltare così facilmente certe responsabilità assolutamente personali in responsabilità politiche. La sensazione, invece, è che la stessa politica sia stata usata più per attirare le attenzioni di imprenditori pronti a sganciare liquidi per concludere affari, che per governare la città.

Negli anni Foggia ha avuto parecchi punti bassi, e probabilmente quello di questi giorni è il livello più demoralizzante mai raggiunto. La cittadinanza è scossa, si sente smarrita e confusa, la gente percepisce di essere ormai completamente priva di una guida, per quanto evanescente possa essere stata quella in carica fino a oggi. I foggiani hanno un urgente bisogno di superare questo triste momento, ma ce la faranno: lo Stato a Foggia c’è e si vede e si sente, una cosa che ormai da anni diciamo da queste colonne. Quando si tocca il fondo non si può che risalire, e i pugliesi sono degli arrampicatori di razza.

Non mancherà troppo tempo per trovare una mano decisa che, finalmente, guidi i foggiani verso la meritata riscossa.

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