“Sono determinato ad andare avanti con l’operazione“. Queste le parole pronunciate dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dopo il colloqui con il presidente americano, Joe Biden, che gli ha chiesto di lavorare con l’obiettivo di arrivare a un cessate il fuoco con Hamas. Il premier ha deciso invece di andare avanti, nonostante dalla Striscia di Gaza continuino a piovere razzi su Israele e l’offensiva dello Stato ebraico abbia già provocato almeno 227 vittime palestinesi, tra cui 64 bambini, 38 donne e 17 anziani. Per ultima, una famiglia di tre persone rimasta vittima dell’ultimo raid aereo che ha colpito la loro casa nella città di Deir al-Balah, nella regione centrale della Striscia di Gaza. Anche il movimento islamista che controlla l’enclave palestinese, attraverso il suo portavoce Hazem Qassem, ha confermato che da Tel Aviv hanno fatto trovare la strada sbarrata: “Non ci sono date specifiche per l’avvio di un cessate il fuoco perché tutti gli sforzi internazionali che vengono fatti, anche quello egiziano, si scontrano con la posizione israeliana che rifiuta ogni iniziativa sul cessate il fuoco”. Fonti di Tel Aviv rivelano che Israele non ha alcuna intenzione di mettere fine alle operazioni militari prima di venerdì.

Non è servito a niente, quindi, il colloquio tra Biden e Netanyahu, o l’incontro del capo del governo israeliano con 70 tra capi missione e altri diplomatici presenti nel Paese, compresi Usa, Cina, Ue, Russia e anche Italia, per studiare un piano di de-escalation. Rivolgendosi a loro, il primo ministro ha ribadito che “criticare Israele per le sue attività è assurdo. È un danno alle altre democrazie che combattono in circostanze analoghe. È il record dell’ipocrisia e dell’idiozia. Tutto ciò non fa che incoraggiare i terroristi“. E ha poi aggiunto di “essere determinato ad andare avanti con l’operazione” fino a che “la calma e la sicurezza siano ristorate per i cittadini israeliani”. Stanotte Heiko Maas, il ministro degli esteri della Germania, Paese che più di altri si è esposto in favore del “diritto di Israele a difendersi”, volerà nel Paese per incontri diplomatici sia a Gerusalemme che a Ramallah, capitale della Palestina.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, che durante un’informativa alla Camera ha ribadito la necessità di una de-escalation rapida, un ritorno al dialogo politico, invitando entrambe le parti a cessare le ostilità. Ricordando che per l’Italia quella dei “due Stati” è l’unica via da seguire, ha poi chiesto all’Unione europea di mandare nel Paese il proprio inviato speciale: “Siamo convinti che l’Unione europea debba prendere una posizione chiara e unitaria e lavorare per riportare la calma e favorire la prospettiva di un ritorno al tavolo negoziale – ha detto – Ho sostenuto, a questo fine, l’opportunità che l’Unione sviluppi un’iniziativa diplomatica proattiva, auspicando che il rappresentante speciale dell’Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, Sven Koopmans, possa recarsi quanto prima nella regione per contatti diretti con le parti”. Il capo della Farnesina ha poi sottolineato l’importanza di far svolgere il prima possibile le elezioni palestinesi, in programma per il 22 maggio e rimandate dall’Autorità Nazionale Palestinese: il rinvio dell’Anp “ha spinto la popolazione palestinese a mobilitarsi nelle piazze e nelle strade – ha aggiunto – Il nostro auspicio è che, non appena le circostanze lo consentano, si definisca un nuovo calendario elettorale e continueremo a sostenere questo processo affinché si creino tutte le condizioni per lo svolgimento delle consultazioni elettorali, anche a Gerusalemme Est“.

Intanto prosegue l’operazione “Guardiano dei muri” che ancora la notte scorsa – riferisce il portavoce militare israeliano Hidai Zilberman – ha colpito 40 obiettivi di Hamas e della Jihad islamica, con la distruzione di altri 12 chilometri tra cui depositi di armi e centri di comando. Almeno 10 miliziani sono stati uccisi. Gli attacchi si sono concentrati a Khan Yunis e Rafah, nel sud della Striscia da dove parte la maggior parte dei razzi su Israele. Zilberman ha poi riferito che Hamas ha cercato di colpire basi dell’aviazione “ma non ci è riuscita”. Nella notte l’organizzazione palestinese ha lanciato razzi contro le regioni centrali e meridionali di Israele e le sirene sono risuonate in alcune basi dell’aeronautica, come nelle città costiere di Ashdod e Ashkelon a sud, in quelle centrali e a nord fino a Rehovot e Palmachim. Zilberman ha comunque specificato che i razzi non hanno provocato danni.

Nel pomeriggio un convoglio di aiuti umanitari giordani destinato all’ospedale giordano di Gaza non ha potuto entrare nella Striscia perché il valico di Kerem Shalom da cui doveva transitare è stato oggetto di un attacco di mortai palestinesi. Per la stessa ragione anche autocisterne israeliane che si accingevano a trasferire combustibile a Gaza, con l’assistenza dell’agenzia delle Nazioni Unite Unrwa, sono state costrette ad allontanarsi. Ieri un attacco analogo era stato sferrato da miliziani palestinesi anche contro il valico di Erez, mentre stavano per transitare altri aiuti umanitari. E tornano a suonare anche le sirene di allarme antimissili nel nord di Israele, nella zona compresa tra Haifa e il Libano, con alcuni testimoni che parlano di esplosioni in cielo dovute ai razzi intercettati dal sistema di difesa Iron Dome. Ma la risposta di Tel Aviv non si è fatta attendere: sono stati colpiti “un certo numero di obiettivi in territorio libanese”, ha detto un portavoce dell’esercito.

Vittime e razzi – A dieci giorni dall’inizio del conflitto sono 227 i palestinesi uccisi, di cui 64 bambini, 38 donne e 17 anziani. Il numero dei feriti nella Striscia è intanto salito a 1.530. Il numero complessivo di razzi lanciati finora da Gaza verso Israele è salito nella nottata a 3.750, hanno riferito i militari di Tel Aviv. Il sistema di difesa israeliano Iron Dome ha intercettato in media il 90% dei razzi che rischiavano di esplodere in centri abitati.

Il fronte diplomatico – La Francia ha presentato all’Onu una risoluzione che punta ad un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, in coordinamento con Egitto e Giordania. La proposta arriva al Consiglio di sicurezza dove gli Usa hanno bloccato per otto giorni una dichiarazione sul conflitto israelo-palestinese. L’ambasciatore cinese all’Onu, Zhang Jun, ha detto di aver saputo della proposta e che “la Cina sostiene senz’altro” gli sforzi per mettere fine alla crisi. Le fonti francesi hanno sottolineato che Egitto e Giordania “sono attualmente in pace con Israele e sono protagonisti influenti nei luoghi santi per la Giordania e su Gaza per gli egiziani”. I tre governi si sono “messi d’accordo su tre semplici elementi: cessazione dei lanci di razzi, cessate il fuoco e risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu” sulla questione. Anche l’Alto rappresentante Josep Borrell ha sottolineato che il cessate il fuoco è la priorità dell’Ue e dagli Usa, riferisce Associated Press, il presidente Joe Biden e i funzionari dell’amministrazione hanno incoraggiato il primo ministro Benjamin Netanyahu e altri alti funzionari israeliani a porre fine ai loro bombardamenti su Gaza.

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