Ogni donna dovrebbe essere libera di scegliere se portare a termine una gravidanza oppure di interromperla nelle modalità e nei tempi previsti dalla legge italiana, ma soprattutto ha il diritto di essere informata sull’aborto. Un diritto, denuncia il collettivo di comunicatori palermitano Maghweb, messo sotto attacco dalle campagne di Pro Vita e Famiglia: il gruppo antiabortista nei mesi scorsi ha fatto affiggere manifesti per le strade delle città italiane raffiguranti una donna priva di sensi e la scritta “Prenderesti mai un veleno? Stop alla pillola abortiva RU486“. Una campagna studiata e realizzata dopo che, ad agosto scorso, il ministero della Salute ha aggiornato le linee guida e abolito l’obbligo di ricovero per l’aborto farmacologico.

“Quella che ha fatto girare Provita è una campagna con una frase violenta e pericolosa, perché veicola informazioni false, esagerate e tendenziose“, è stata la riflessione di Maghweb. E a quell’attacco, hanno però deciso di dare una risposta nuova che evitasse lo scontro, ma diffondesse informazioni utili a tutte le donne. “In diverse parti di Italia c’è stata tanta indignazione per i manifesti, sono stati strappati e imbrattati. Noi lavoriamo generando impatto sociale e buone pratiche e abbiamo risposto a modo nostro, abbiamo deciso di dare una nuova narrazione sull’aborto con gente competente, con esperti che ruotano e si esprimono sul tema”.

Tante le testimonianze che sono già state raccolte. C’è ad esempio il dottor Ernesto Melluso, ginecologo palermitano definito “memoria storica dell’aborto in Sicilia”, che in un video diffuso su Facebook racconta “la sua esperienza di medico non obiettore che ha lottato in prima linea per il diritto all’aborto”. Perché “conoscere il passato”, scrivono le attiviste e gli attivisti di Non è un veleno, “quel che le donne hanno dovuto subire a causa di un vuoto normativo e di politiche oscurantiste, e quel che medici non obiettori hanno dovuto rischiare è di fondamentale importanza per non ripetere gli stessi errori nel presente”. In un altro video il dottor Giuseppe Vitrano, ginecologo, spiega la differenza tra aborto chirurgico e aborto farmacologico; mentre la ginecologa Eugenia Di Grigoli, dal 1994 lavora presso i consultori familiari di Palermo e attualmente presso il consultorio dello Zen 1, dà consigli per affrontare il ritardo mestruale.

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La campagna “Non è un veleno” punta su tre azioni: comunicativa, grazie alla condivisione, su scala nazionale, di manifesti per ridisegnare lo spazio con messaggi corretti; informativa, grazie al coinvolgimento di ginecologi, medici, psicologici, ostetrici, filosofi, giornalisti e data specialist. Gli esperti hanno contribuito alla creazione di contenuti video-informativi per promuovere una sana e corretta informazione sul tema dell’aborto che girano sui social e sul sito internet. Infine, il terzo fronte è quello di un’azione legale per procurato allarme e per diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose. La denuncia è stata depositata presso la Procura di Palermo lunedì 15 marzo. Il fac-simile dei manifesti elaborato da uno studio legale, è disponibile sul sito www.noneunveleno.it chiunque vorrà attivarsi a supporto della campagna, potrà scaricarlo, stamparlo e diffonderlo nelle proprie città. “Da anni ci occupiamo di comunicazione e progettazione su tematiche sociali per generare cambiamento attorno ad emergenze che non possono passare inosservate”, spiega il collettivo palermitano. “Di fronte a uno spazio pubblico cittadino occupato dalla disinformazione sulla RU486, abbiamo deciso di attivarci unendo le nostre competenze a quelle del personale medico, che oggi giorno opera e agisce al servizio di un diritto delle donne ancora ostacolato. Da qui la volontà di strutturare una campagna che ha unito azioni legali e azioni comunicative”. Ma non solo. “Contemporaneamente abbiamo creato una rete di realtà che stanno unendo i lori sforzi per portare i manifesti di Non è un veleno nello spazio pubblico di tante altre città italiane per proseguire il discorso pubblico sulla RU486, sull’autodeterminazione, sui corpi, sulla libertà”.

La campagna è partita da circa un mese: i primi a scaricare e far circolare i cartelloni sono i componenti di Cheap, collettivo artistico di street poster, che ha affisso i manifesti a Bologna. Da qualche giorno anche Palermo è stata tappezzata con i manifesti. “Dopo Bologna e Palermo, anche Ravenna, Cesena, Folì, Rimini, Lugo, Faenza e Castrocaro, in modo spontaneo hanno aderito, e i manifesti si stanno diffondendo in tutta Italia. In più, grazie a tantissimi professionisti tra ginecologi, ostetrici, psicologi, giornalisti, analisti dei dati, abbiamo creato contenuti scientifici puntuali e corretti. Siamo certi che con la giusta informazione si possa fare attivismo civico”.

E chi può partecipare? “La bellezza dell’iniziativa è che non c’è dietro un’identità che vuole intestarsela. Non è un veleno è aperta a tutti, – dicono i professionisti di Palermo – chiunque può scaricarlo e dare il suo contributo. Quando tutto è partito abbiamo aperto una call rivolta a chiunque voglia apportare un supporto con la propria professionalità e già hanno scritto in tanti, molte donne. Si è sviluppata una sorellanza che crede esista un altro tipo di narrazione, non c’è bisogno di provare vergogna, l’aborto non è un tabù. Abbiamo registrato un grande riscontro in brevissimo tempo, c’era proprio bisogno di questa tipologia di risposta – aggiungono – perché abbiamo inciso sullo spazio pubblico. Un’altra conseguenza della campagna è stata che anche le scuole ci hanno contattato e abbiamo fatto formazione ad esempio con 500 studenti di Piacenza”.

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