La proposta di allungare i tempi del richiamo del vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech fino a 11-12 settimane ha creato qualche perplessità in Italia. Dopo i pareri e le raassicurazioni da parte di Cts, Aifa ed Ema arrivano anche i risultati di uno studio inglese. L’allungamento nel Regno Unito è stato sperimentato non senza controversie fin dall’inizio della sua campagna vaccinale sprint. Secondo lo studio, condotto dell’Università di Birmingham, il posticipo a 42 giorni migliorerebbe largamente l’efficacia immunitaria del composto a paragone di quella garantita con il rispetto delle 3 settimane (21 giorni) raccomandate dall’azienda.

L’analisi sembra andare in controtendenza rispetto alle insistenze di Pfizer ad attenersi all’intervallo delle 3 settimane, suggerito in base alle sperimentazioni preliminari e ribadito di recente anche nei confronti dell’Italia. Lo studio, realizzato in un Paese nel quale sono state già somministrate 36 milioni di prime dosi e 19 milioni di richiamo (circa metà dei quali Pfizer) ha rilevato un numero di anticorpi specifici fino a 3 volte e mezza più elevata nei pazienti che hanno atteso sino a 12 settimane per il richiamo rispetto a coloro che lo hanno ricevuto dopo le tre settimane canoniche.

La ricerca “ha mostrato mostrato come il picco di anticorpi risulti fortemente incrementato nelle persone anziane in caso di rinvio del richiamo a 11-12 settimane”, ha spiegato al Guardian una delle responsabili dello studio, Helen Perry. Una precedente ricerca condotta dall’Università di Oxford a febbraio aveva già certificato un generale raddoppio degli anticorpi con il rinvio dei richiami vaccinali. Ma quella pubblicata ora dall’ateneo di Birmingham è il primo a basarsi su una vasta comparazione di casi reali tra chi ha ricevuto la seconda dose dopo l’intervallo standard e chi dopo l’intervallo prolungato: apparentemente a netto vantaggio del secondo gruppo.

Lo studio dell’Università di Birmingham

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