La prima condanna a Siena per falsa testimonianza nell’intricato labirinto di processi innescati dall’affaire Ruby – cene eleganti per Silvio Berlusconi serate ad alto tasso erotico anche alla presenza di una minore per la procura di Milano – porta con sé quello che potrebbe essere un nuovo processo sugli stessi fatti ovvero l’ipotizzato pagamento di 170mila a Danilo Mariani, pianista di Arcore e presente agli eventi, per mentire su cosa accadesse veramente durante le feste. Sia le sezioni Unite della Cassazione che la Consulta si sono espresse anche recentemente sul fatto che la sentenza deve essere emessa dagli stessi giudici che hanno hanno deciso l’assunzione delle prove testimoniali. E i magistrati che hanno emesso il verdetto su Mariani, essendosi già espressi, non potranno essere gli stessi che procederanno per l’altro reato rimasto ovvero la corruzione in atti giudiziari che condivide con l’ex premier. Quel filone è congelato perché l’ex premier entra ed esce dall’ospedale San Raffaele per gli strascichi del Covid da cui è guarito l’autunno scorso.

Il 21 ottobre, davanti un nuovo collegio giudicante, partirà l’udienza e con ogni probabilità nuovamente il processo a meno che i difensori di Silvio Berlusconi non diano parere favorevole all’acquisizione di tutti gli atti del processo che si è appena concluso per il solo Mariani. Il pm di Siena, Valentina Magnini, dovrà quindi presentare le sue prove, chiedere nuovamente le testimonianze, i testi interrogati e contro interrogati, e così via. L’accusa, aveva già fatto richiesta, lo scorso 13 febbraio, per 4 anni e 2 mesi per Berlusconi e 4 anni e mezzo per Mariani. Ma anche la requisitoria dovrà essere ripetuta.

Il processo senese è stato originato da un fascicolo trasmesso dal tribunale di Milano a quello della città toscana nel 2017 per competenza territoriale. Per i pm milanesi a Siena sarebbe stato completato il pagamento effettuato da Berlusconi a Mariani, per indurlo, secondo l’accusa, a rendere testimonianze edulcorate sulle serate a villa San Martino, le famose cene eleganti che hanno portato alla condanna dell’ex direttore del Tg4 Emilio Fede e l’ex consigliera regionale lombarda Nicole Minetti. Un altro processo Ruby ter è in corso a Milano e ha subito una lunga serie di rinvii. All’ultima udienza quella del 28 aprile i giudici avevano deciso lo stop finché Berlusconi, imputato per corruzione in atti giudiziari assieme ad altre 28 persone accusate anche di falsa testimonianza tra cui molte delle ragazze presenti alle feste, non fosse stato dimesso dal San Raffaele di Milano. Berlusconi è uscito dalle stanze dell’ospedale per poi rientrarci due giorni fa. Quando uscirà dall’ospedale, poi, potrebbe essere disposta una perizia con accertamenti medici per stabilire se sarà necessario un ulteriore rinvio del dibattimento.

Era già successo che si facessero accertamenti: nel 2013 durante il primo processo Ruby – quello per cui Berlusconi fu condannato in primo grado, assolto nel secondo grazie allo spacchettamento della concussione (legge Severino) e assolto in Cassazione – a chiedere la visita fiscale medica per l’imputato – affetto da uveite – era stata l’allora procuratrice Ilda Boccassini.

Quanto la ripartenza da capo del processo potrà incidere sulla prescrizione del processo si vedrà. Ma è cronaca giudiziaria che Berlusconi sia il più grande prescritto della storia: otto prescrizioni definitive. Perché se è vero che nel carnet giudiziario l’ex Cavaliere può annoverare assoluzioni piene, e non, proscioglimenti e ci sono fascicoli ancora aperti, i processi più importanti (tranne il primo Ruby per cui è stato assolto anche grazie alla legge Severino) sono stati tutti polverizzati. Grazie a una difesa dilatoria e temporeggiatrice in alcuni casi, leggi ad personam puntualmente finite alla Consulta. All Iberian, il caso Lentini-Milan, il processo sui Bilanci Fininvest 1988 – 1992, quello sul Consolidato Fininvest, il caso Mondadori e il processo Mills (entrambi corruzione giudiziaria), il processo per la compravendita senatori e infine quello sul nastro Unipol. E chissà che non vadano al macero anche questi processi Ruby.

Interpellato dal fattoquotidiano.it Federico Cecconi, uno dei legali di Berlusconi, alla domanda se verrà chiesto di ripetere tutte le testimonianze risponde: “Innanzitutto leggeremo le motivazioni fra 90 giorni. Poi ricordo che esiste una sentenza delle Sezione unite della Cassazione che dice il processo può essere arricchito con testimonianze che saranno prese in esame da un nuovo collegio. Da parte nostra non c’è mai stato un intento dilatorio – prosegue il legale – e che a ogni richiesta di rinvio la prescrizione è sempre stata congelata. Inoltre dal processo è emersa in maniera molto netta l‘assenza di responsabile del dottor Berlusconi, non c’è nessun elemento di opacità nel rapporto con Mariani che esiste da molto prima che la vicenda Ruby comparisse sui giornali. La condanna di Mariani non la condivido anche se non avrà nessuna efficacia impattante sull’altro reato”.

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