Oltre a comandare la classifica del campionato di Serie A, Inter e Milan sono tra le fondatrici della Superlega, discusso progetto già in procinto di naufragare – ma che potenzialmente potrebbe rivoluzionare il mondo del calcio. In una prospettiva di spettacolarizzazione dello sport, sul modello della Nba, certamente questa fuga in avanti riaccenderà il dibattito sul futuro dello stadio, al momento sopito per incertezze progettuali, cautele pre-elettorali e le diverse priorità dettate dal Covid-19.

Ma proprio lo sport può essere un determinante fattore di rilancio in una città messa in ginocchio dalla pandemia, eppure non ancora doma. Lo scenario vede Milano protagonista nel basket (l’Olimpia è capolista e la sorprendente Urania si appresta ai playoff per entrare in Serie A), nell’hockey (il Quanta pluricampione teme più la pandemia delle avversarie), nel football americano (i Seamen hanno vinto gli ultimi tre titoli nazionali) e in diverse altre discipline, sia di squadra che individuali. Mi perdoni chi non viene citato, per mere ragioni di spazio.

Attenzione, però, a non commettere un peccato di superficialità: a Milano lo sport non è “solo” eccellenza, ma anche e soprattutto attività di base, sport diffuso nei quartieri, dove le associazioni fanno le veci della pubblica amministrazione, supplendo quella fondamentale azione sociale della quale tutti parlano, ma che poi non tutti sono pronti a sostenere nel momento del bisogno. E nulla come il Covid-19 (nemmeno la guerra mondiale) aveva mai azzoppato lo sport con tanta violenza, danneggiando ulteriormente i giovani che già erano stati defraudati della regolare frequenza scolastica e delle attività aggregative.

Nonostante il volontariato riesca nel miracolo di far comunque andare avanti le attività, arrangiandosi con allenamenti nei parchi e persino online, molte associazioni sono sull’orlo della chiusura: una prospettiva che rischia di ripercuotersi sull’equilibrio psicosociale, con danni da scontare nei prossimi anni. Se non decenni. Per questo bisogna fare in modo che l’appuntamento con Milano-Cortina 2026 non sia solo un grande evento, ma l’imperdibile occasione per mettere mano a questioni da tempo irrisolte: soprattutto gli impianti, nella maggior parte gravemente vetusti, ma anche le infrastrutture, che saranno determinanti quando saremo finalmente fuori da questo incubo.

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