L’ultimo richiamo alla società Astrazeneca era arrivato a fine marzo, dopo il caso delle dosi di Anagani, per bocca della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ma il tempo degli avvertimenti per il colosso anglo-svedese che commercializza il vaccino sviluppato dai ricercatori di Oxfordtra l’altro al centro di una intensa discussione scientifica per la possibilità che scateni trombosi – è scaduto. Almeno formalmente. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera il 19 marzo Bruxelles ha inviato una lettera a Iskra Reic, vicepresidente esecutiva per l’Europa e il deputy General Councel, legale aziendale, Mariam Koohdari con l’elenco delle mancanze e delle violazioni del contratto firmato. Quel contratto la cui pubblicazione era stata richiesta con forza dai vertici europei all’inizio delle controversie per il taglio delle dosi e quando era emerso il sospetto che le fiale con il vaccino avessero avuto con destinazione principale non solo Londra, ma anche altri paesi extraeuropei.

“A seguito di un’analisi dettagliata di tutte le informazioni – si legge nel documento – siamo giunti alla conclusione che AstraZeneca ha violato e continua a violare le sue obbligazioni contrattuali sulla produzione e la fornitura delle 300 milioni di dosi iniziali per l’Europa“. Quando fu firmato il documento l’azienda, guidata dal francese Pascal Soriot, emerse che nero su bianco era stato espresso il concetto che l’azienda non aveva contratti e obblighi verso altri e che l’azienda si impegna a produrre il vaccino anche fuori dell’Europa. Ora sono trascorsi i venti giorni in cui la società avrebbe dovuto “porre rimedio alle sostanziali violazioni contrattuali” ed è evidente che non sono stati recuperati i ritardi che adesso potrebbero implicare una richiesta di danni. Anche perché nella missiva si ricorda che “la sostanziale violazione dell’accordo di acquisto da parte della vostra azienda può portare a conseguenze drammatiche per la vita, la salute e la libertà di milioni di cittadini europei nella crisi Covid-19″.

Astrazeneca avrebbe dovuto consegnare fra i 30 e 40 milioni di dosi del vaccino entro la fine del 2020, fra 80 e 100 milioni nei primi tre mesi di quest’anno e il resto dei 300 milioni previsti entro la fine di giugno. Ma a fine marzo l’azienda aveva fornito solo 30,12 milioni di dosi, un quarto del previsto. Inoltre, l’aziende avrebbe anche ritardato la richiesta di autorizzazione all’Ema proprio per prendere tempo a causa dei suoi problemi di produzione di dosi. La sperimentazione del vaccino di Oxford era quella partita prima di tutti. Nella lettera – pubblicata per la prima volta dal quotidiano francese Les Ecos – viene ricordato che la Commissione aveva pagato una prima rata di 227 milioni subito dopo la firma del contratti (in agosto) ma che in autunno è stata sospesa la seconda rata di 112 milioni per “mancanza delle rendicontazione richiesta”. Senza contare il sospetto che parte delle dosi europee siano andate alla Gran Bretagna. Come del resto aveva fatto intendere chiaramente il premier Boris Johnson durante una riunione con il suo partito in cui parlando del successo della campagna vaccinale nel Regno Unito aveva fatto esplicito riferimento all’avidità delle aziende farmaceutiche.

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