“Le ragioni del successo dei nostri vaccini sono capitalismo e avidità“. Il primo ministro Boris Johnson si lascia scappare il segreto del poderoso programma vaccinale britannico durante una riunione privata con membri Tory su Zoom. Salvo poi ritrattare immediatamente chiedendo a tutti di cancellare dalla memoria le sue ultime dichiarazioni. Detto fatto, allora sono “organizzazione e velocità” le parole vincenti della campagna che sta battendo i record mondiali quanto a numeri, capillarità, e audacia. Dall’8 dicembre ad oggi oltre 28 milioni di britannici, più della metà della popolazione adulta, è stata immunizzata con la prima dose (e 2,3 milioni sono i richiami effettuati) ad un ritmo che ha toccato picchi di oltre 870mila inoculazioni al giorno. Una macchina incardinata sull’Nhs (National Health Service) il sistema sanitario nazionale, che va avanti a muso duro contro varianti, scetticismi e bagarre europee sulla distribuzione dei sieri. Ma come fanno?

Approvvigionamento, Regno Unito più veloce dell’Europa – Se chi parte bene è a metà dell’opera, il Regno Unito ha vinto la gara come primo paese al mondo ad approvare in emergenza il vaccino anti covid-19 agli inizi di dicembre. Già i primi di gennaio 2020, ancora prima che l’Oms battezzasse il virus Covid-19, gli scienziati dell’Università di Oxford avevano cominciato a discutere dello sviluppo di un vaccino che adattasse i vettori dell’adenovirus dello scimpanzé contro il virus Sars-Cov-2. Cinque mesi dopo la Gran Bretagna ha firmato un contratto per 100 milioni di dosi del vaccino Oxford Astra-Zeneca, e siglato un accordo per assicurarsi 30 milioni di dosi di Pfizer BioNTech, poi aumentate a 40 milioni ad ottobre. Europa battuta sul tempo, “la produzione dei lotti britannici è partita tre mesi prima e si è rivelata più efficace”, ha confermato Pascal Soriot, Ceo di AstraZeneca. Il governo britannico ha subito investito quasi 350 milioni di sterline nella produzione dei vaccini per accelerare la campagna, e ha istituito una task force per l’acquisizione e la distribuzione dei sieri, che ha assicurato l’accesso a 457 milioni di dosi degli 8 candidati più promettenti tra cui Moderna (17 milioni di dosi), Novavax (60 milioni) e Valneva (100 milioni).

Esercito e volontari per le iniezioni – Trovati i vaccini, per non gravare su medici ed infermieri degli ospedali, già sotto intenso carico di lavoro, il governo Johnson ha introdotto un nuovo protocollo nazionale che consente la somministrazione delle dosi anche da parte di personale non medico. Nhs è partito con un massiccio programma di reclutamento e formazione di 80mila volontari maggiorenni, di ogni genere e professione, servendosi di GoodSam App per la registrazione online, e in collaborazione con altre organizzazioni senza fini di lucro come la St John Ambulance. Nella missione vaccinazione sono entrate in campo anche le forze armate e la marina militare britannica, sia per la logistica che per fare le iniezioni.

Priorità nette e nove categorie di soggetti – La redazione dell’ordine per le immunizzazione è stata affidata ad un apposito comitato medico scientifico, il Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI) che seguendo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della sanità ha strutturato un calendario chiaro e preciso, partendo da anziani, soggetti vulnerabili e personale socio-sanitario, scendendo poi per fasce d’età. Ma le liste sono scorse in fretta, grazie alla mossa azzardata (ma a quanto pare vincente) del governo britannico che ha allargato l’intervallo tra i due richiami di 12 settimane per massimizzare i soggetti immunizzati con la prima dose, e minimizzare i tempi.

Dove si fanno i vaccini? Anche in farmacia -Sette mega centri di vaccinazione, 200 ospedali e 800 ambulatori dei medici di base. L’immunizzazione è partita da lì e se non bastasse sono stati aggiunti poi teatri, stadi, luoghi di culto tra cui moschee e addirittura la Cattedrale di Salisbury, e gli autobus rossi a due piani. Ci sono circa 1500 siti per le vaccinazioni in Inghilterra, 1100 in Scozia, 295 in Galles e 328 in Irlanda del Nord. Secondo il governo britannico ogni inglese ha a disposizione un centro di vaccinazione nel raggio di 16 chilometri e chi vive nelle aree rurali è servito da unità mobili.

L’ente regolatore dei farmaci britannico, Il Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) ha adeguato la legge per permettere che la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 possa avvenire anche nelle farmacie. Così a partire dalla metà di gennaio di quest’anno sono state individuate oltre 200 tra catene come Boots e Superdrug, e farmacie indipendenti che dopo aver partecipato al bando hanno soddisfatto i criteri di idoneità tra cui la presenza di stanze da adibire a sala vaccini, lo spazio per frigo dalla capienza di mille vaccini la settimana. In generale le farmacie selezionate (che ricevono dal governo l’equivalente di 15 euro per una iniezione e 30 euro per due), devono essere in grado di assicurare il servizio rapido e capillare anche in aree dove i vaccini sono più necessari. Tra le prime a partire, la farmacia Cullimore a Edgeware si serve di un gruppo di 100 volontari che le permettono di effettuare fino a 1200 vaccinazioni alla settimana. L’appuntamento, prenotato su invito dell’NHS, dura dai 30 ai 40 minuti in cui il paziente deve prima rispondere ad un questionario sulla propria storia clinica e allergie pregresse, e poi, una volta ricevuta l’iniezione, può restare in osservazione per 15 minuti onde evitare choc anafilattico.

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