“Spero di tornare presto in Sicilia ma per occuparmi di altro”. Matteo Salvini lo ripete praticamente al termine di ogni udienza del processo in cui è accusato di sequestro di persona per i casi Gregoretti e Open Arms. In realtà, i viaggi tra Catania e Palermo del segretario del Carroccio coincidono da mesi anche con vicende extra giudiziarie. Dalla convention della Lega, a inizio ottobre 2020, fino al faccia a faccia con il presidente Nello Musumeci e lo stato maggiore del partito nell’Isola subito dopo l’insediamento del governo Draghi. L’ultima tappa, venerdì scorso, ha portato in dote anche un nuovo leghista che andrà ad allargare il fronte isolano: si tratta di Alessandro Porto, assessore alla Protezione civile nella giunta di destra che guida il Comune di Catania. Salgono così a due gli esponenti del Carroccio che siedono a fianco del sindaco Salvo Pogliese. Insieme a Porto c’è Fabio Cantarella, assessore con delega a rifiuti e sicurezza e componente della segreteria nazionale.

L’annuncio, nemmeno a dirlo, è stato dato con l’immancabile foto di rito postata su Facebook. Vicini e felici ci sono Porto, Salvini e il parlamentare Nino Minardo nella veste di segretario regionale del partito. Per il nuovo arrivato la Lega è l’ultimo partito di una carriera politica all’insegna del movimentismo e con qualche punta d’incertezza. Basta riavvolgere il nastro dei ricordi e fermarsi al 5 novembre 2017. Anno delle regionali in Sicilia e della candidatura di Porto a deputato quando sedeva in Consiglio comunale come capogruppo della maggioranza di centrosinistra del sindaco Enzo Bianco. Qualcosa, però, a pochi giorni dalla presentazione delle liste andò per il verso sbagliato. Porto affigge i manifesti a sostegno del candidato presidente del centrosinistra Fabrizio Micari ma si pente della scelta. Il nome dell’ex rettore dell’Università di Palermo scompare e viene sostituito con quello di Nello Musumeci e la lista di Forza Italia, mentre foto e grafica nei manifesti rimangono uguali. Un cambio di casacca tanto repentino quanto spiazzante: da punta di diamante e accanito sostenitore del sindaco Bianco a candidato degli azzurri di Silvio Berlusconi. In quei giorni, il diretto interessato si giustificò dicendo di essere “un moderato che sosteneva Bianco in quota Udc”.

La cautela nella politica siciliana è fondamentale per rimanere a galla e quella in Forza Italia per Porto è stata solo una breve parentesi. Abbandonato Bianco con l’ingresso nel gruppo misto in Comune, nel 2018 è candidato alla Camera nella lista dei centristi di Noi con l’Italia. Dodici mesi dopo arriva l’incarico nell’Udc di Lorenzo Cesa con la nomina a commissario provinciale del partito per la provincia di Catania. Per completare l’elenco dei partiti in cui ha militato il nuovo coordinatore politico della Lega, bisogna citare anche l’attivismo nel Movimento per le autonomie, creatura dell’ex presidente Raffaele Lombardo ancora sotto processo per concorso esterno alla mafia. Era un’altra epoca, 2006/2012, e Porto era consigliere comunale e presidente della commissione Urbanistica con il partito di Lombardo.

Un periodo che coincise con l’indagine Iblis della procura di Catania su mafia, politica e imprenditoria. In quel contesto, sentito a processo, il killer e pentito del clan Cappello Gaetano D’Aquino indicò di avere incontrato il 28 maggio 2006 Porto e altre persone in un bar della città per consegnare una lista di nomi e voti per le elezioni. Il politico smentì la circostanza e promise querele ma i pm etnei lo iscrissero nel registro degli indagati per voto di scambio. A mettere fine alla vicenda l’inattendibilità sulla questione di D’Aquino e un provvedimento di archiviazione chiesto dalla procura e accolto dalla gip Francesca Cercone il 30 luglio 2013. Poco più di un mese dopo dall’elezione di Porto in Comune con il centrosinistra “ma in quota Udc”.

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