Nel Lazio, insieme alle somministrazioni di vaccino anti-Covid previste all’interno dei centri vaccinali per gli over 80 è partito il servizio a domicilio per gli anziani con difficoltà di deambulazione. L’attività è affidata alle unità mobili delle aziende sanitarie. La squadra composta da un medico e due infermieri è dotata di una borsa frigo contente le fiale del vaccino Pfizer. “Viene ritirato dalla farmacia la mattina e una volta aperto e diluito si hanno cinque ore di tempo per effettuare le sei dosi” spiega il dottor Claudio Consoli, medico responsabile della continuità assistenziale Asl Roma 1. Proprio per rimanere nei tempi dettati dal vaccino gli appuntamenti domiciliari sono organizzati attraverso la geolocalizzazione. Anche perché, come spiega l’infermiere Andrea Di Giangiacomo: “Prima ci si veste sul pianerottolo per garantire l’igiene massima. Nel primo accesso il vaccino viene diluito. Dopo l’inoculazione bisogna attendere quindici minuti per controllare che non ci siano reazioni avverse”.

In tutta la Regione Lazio sono state inoculate 95mile dosi ad altrettanti over 80, secondo i dati aggiornati al 24 febbraio. E dal 1 marzo si comincia la somministrazione anche gli over 70. “Nelle prime due settimane di attività abbiamo già effettuato oltre 600 vaccinazioni a domicilio” racconta il dottor Paolo Parente, dirigente medico della Direzione strategica dell’Asl Roma 1. Secondo i dati dell’azienda sanitaria romana sono state circa 3.500 persone, che attraverso il numero dedicato o il proprio medico di base hanno richiesto il servizio.

Non sono previsti sprechi. La Regione Lazio ha deciso di adottare un sistema di chiama last-minute sul modello dell’organizzazione israeliana. “Quando qualcuno non si presenta nei centri vaccinali le dosi in più vengono utilizzate per le ‘panchine’. Le panchine – chiarisce il dottor Parente – oggi sono costituite dal personale sanitario a chiamata rapida, ma quando verrà completata la vaccinazione dei sanitari la panchina potrà essere utilizzata per le vaccinazioni a domicilio”.

Le unità mobili dell’azienda sanitaria, sul modello delle Uscar, fino a qualche mese fa si occupavano esclusivamente dei tamponi. Trovarsi adesso a raggiungere i propri pazienti per le vaccinazioni è per il personale medico e infermieristico un piccolo traguardo. “Siamo considerati angeli quando si fa il tampone come quando gli si prende una mano perché hanno paura dell’ago del vaccino” racconta Di Giangiacomo. E chiosa: “E’ una bella sensazione”.

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