Lega doppiamente dilaniata in Veneto. Per le polemiche e le minacce di severe punizioni seguite alla richiesta della senatrice Sonia Fregolent al Comune di Sernaglia della Battaglia, dove è stata sindaco per dieci anni, di un bonus da 240 euro per i corsi estivi del figlio. Ma anche perché la Liga Veneta è rimasta a zero nelle nomine di viceministri e sottosegretari, nonostante abbia in Regione un peso maggiore di quanto non abbia la Lega per Salvini premier in Lombardia. E così riemerge, anche per bocca di qualche grande vecchio del partito, il dualismo lombardo-veneto che ha sempre contrassegnato la storia del partito e che oggi viene reincarato nel dualismo tra il governatore Luca Zaia e il segretario federale Matteo Salvini.

Cominciamo dal caso-Fregolent. “Sicuramente ci sarà un provvedimento. Non voglio anticipare quale, ma non potrà essere simbolico” è questa la dichiarazione rilasciata da Roberto Marcato, padovano, assessore regionale e componente del direttorio che governa la Liga Veneta, ai cui vertici c’è il giovanissimo Alberto Stefani. Quei 240 euro di ristori per famiglie in difficoltà a causa del Covid, hanno scatenato una tempesta sul partito. A Sernaglia, come non bastasse, il vicesindaco Gesus Bortolini ha ricevuto un bonus da 800 euro per l’acquisto di un computer e l’assessore Vanni Frezza ha restituito la somma dopo che le minoranze avevano cominciato a scalpitare.

La dichiarazione di Marcato, intervistato dal Gazzettino, è già una sentenza. “Quanto accaduto è gravissimo. Come fondatore della Liga e membro del direttorio mi sento in dovere di salvaguardare il partito, i regolamenti e i valori che lo regolano”. Ancora fresco è il caso dei tre consiglieri regionali uscenti non ricandidati la scorsa estate per un bonus da 600 euro dell’Inps. Gianluca Forcolin era addirittura il vice di Luca Zaia e non aveva neanche incassato i soldi, ritirando a domanda presentata dal suo studio di commercialista. Anche gli alti due, Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli, erano rimasti fuori, pur avendo devoluto ad enti benefici o sociali le somme. “Siamo stati inflessibili con tre persone per bene. Sentiremo la senatrice Fregolent, sentiremo quello che ha da dire. Ma ci dovrà essere equità. Non devono esistere due pesi e due misure. Il provvedimento non dovrà essere simbolico. E’ inaccettabile chiedere un bonus del genere, in un periodo difficilissimo, in cui la gente si sogna stipendi da 14mila euro al mese”.

Non c’è solo Marcato. Anche Gian Paolo Gobbo, ex segretario regionale, ha commentato: “E’ stupefacente, sono cose che lasciano senza parole”. L’ex sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini: “Non voglio pensare che a una disattenzione, a un’iniziativa assunta in totale buona fede, senza valutare le conseguenze. Perché altrimenti potrei pensare a un’azione amorale o immorale, un amministratore deve sempre avere le mani pulite”. L’affare intanto sta creando uno sconquasso nella giunta di Sernaglia, nel Trevigiano. Il sindaco leghista Mirco Villanova ha chiesto le dimissioni del vicesindaco Bortolini, che non ha voluto fare un passo indietro. “Attualmente non ci sono dimissioni, né sono state ritirate deleghe. Questo per ora” ha detto il sindaco. La spaccatura all’interno della giunta a questo punto appare profonda mentre Fregolent non ha ancora parlato, salvo far sapere di aver devoluto i 240 euro in beneficenza.

Il caso Fregolent si intreccia con il forte malumore nella Liga Veneta per non aver avuto nemmeno un viceministro o sottosegretario. L’ex segretario regionale Gianantonio Da Re, ora eurodeputato, ha sottolineato l’inesperienza del commissario regionale Alberto Stefani. Ma siccome Stefani è stato fortissimamente voluto dal segretario federale Matteo Salvini, il commento non è piaciuto a Milano. Da Re aveva dichiarato: “Purtroppo l’inesperienza del nostro commissario non ha giovato. Non è una critica, ma una constatazione. Il commissario doveva gestire questa cosa. Io ci sono stato in quel ruolo, so cosa significa partecipare a quelle trattative. In questi casi bisogna andare lì decisi e far pesare l’importanza della Lega che, in Veneto, ha ottenuto il 33% alle Politiche e il 49% alle Europee”. Non aveva citato il 76 per cento di Luca Zaia alle Regionali di settembre per non acuire lo scontro con Salvini. A bruciare in Veneto è stata soprattutto la bocciatura del padovano Massimo Bitonci (pur molto vicino a Salvini), che fino all’ultimo sembrava destinato a fare il viceministro all’Economia.

Un grande vecchio del partito, come Giancarlo Gentilini, senza peli sulla lingua dichiara: “Il Veneto, che è la Regione più leghista d’Italia, è stata ignorata per i sottosegretari. Ancora una volta il potere lumbard ha fatto quello che ha voluto senza interpellare i nostri dirigenti. Ho una strana sensazione: credo che l’astro nascente leghista, e mio allievo, il governatore Luca Zaia, possa far ombra e dare noia a qualcuno. A chi? A voi cari cittadini l’interpretazione”. Non ha fatto altro che dire quelli che tutti pensano. Il braccio di ferro tra Salvini e il governatore ha conosciuto un nuovo, feroce capitolo.

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