Si aggrava la crisi di Alitalia. Il ministero dello Sviluppo economico ha contattato oggi ministero dell’Economia e ministero dei Trasporti per chiedere un incontro urgente per discutere del dossier che riguarda la compagnia aerea. Dall’incontro tra il commissario straordinario Giuseppe Leogrande e i sindacati che si è tenuto nel pomeriggio è emerso che gli stipendi di febbraio dei 5mila dipendenti di Alitalia arriveranno ma in ritardo. “Nei primi giorni di marzo, nella migliore delle ipotesi”, precisano però i sindacati che oggi hanno incontrato il commissario della compagnia Il fatto però che persino i tempi delle buste paga siano in dubbio la dice lunga sul momento delicatissimo che sta attraversando Alitalia. E l’urgenza con cui si attendono risposte dal nuovo governo. – “C’è una novità più incresciosa, c’è il rischio che l’azienda non riesca ad anticipare la cassa integrazione. In questo caso i lavoratori dovrebbero aspettare l’Inps”, ha aggiunto il segretario della Fit Cisl, Salvatore Pellecchia.

“La situazione aziendale, nel suo insieme, è in costante e drammatico peggioramento, a causa dei ritardi nella erogazione dei fondi di ristoro Covid19 sinora richiesti (55 milioni di euro)”. Lo affermano Filt, Uiltrasporti, Fit Cisl e Ugl in un comunicato unitario delle segreterie nazionali.

“Compito del nuovo Governo è far capire all’Europa che l’autorizzazione all’erogazione dei ristori per i danni Covid è funzionale al pagamento degli stipendi e dei fornitori della vecchia Alitalia fino alla nascita della nuova Compagnia di bandiera il cui iter deve essere accelerato.” Così il Segretario Generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, e il Segretario Nazionale per il Trasporto Aereo, Ivan Viglietti, che dichiarano: “il Parlamento italiano ha già votato per l’erogazione dei fondi perché è una esigenza dello Stato e quindi l’Europa deve prenderne atto con la trasparenza necessaria ma senza discriminare il Paese visto che alle altre compagnie sono stati concessi fondi molto più ingenti di quelli messi a disposizione per l’Italia”.

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