di Giuliano Checchi

Basta così. Dopo la giornata di mercoledì, non c’è più nessun dubbio. Mai vista tanta ipocrisia senza vergogna in una giornata sola. Nemmeno in occasione del voto su Ruby.

Ora che sono riusciti a togliere Giuseppe Conte dal governo, si scopre che ha fatto un ottimo lavoro, e che da lì bisogna ripartire (certo, come no). Ora che c’è l’europeista Mario Draghi, diventa europeista perfino Matteo Salvini. Sull’evidente caso di personalità multiple del Pinocchio di Rignano e dei suoi valletti, non voglio sprecare mezza parola. Hanno detto che la politica ha fallito. Non è che ha fallito… è che proprio non esiste! Se non come attrezzo inanimato nelle mani di chi manovra i soldi. Potrebbero benissimo affidarla a degli automi replicanti.

Quanto al Movimento 5 Stelle, unico soggetto dalla parte delle persone e non dei soldi, ci ha seriamente provato a cambiare il paese. E molte cose è anche riuscito a farle, contro ogni previsione. Di questo bisogna solo ringraziare Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, Alfonso Bonafede e tutti i vertici che in questi tre anni hanno lottato al governo, raccogliendo importanti risultati, e tanta ingratitudine. Ma ormai, fra di loro, il caos è irreversibile. E la colpa è anche di chi, dall’interno, non lavora per l’unità, e non tiene in nessun conto la difesa di quanto costruito. Del resto, con l’elettorato e l’informazione che ci ritroviamo, sono inutili anche i risultati.

Confidavo che se Giuseppe Conte fosse rimasto in campo, nonostante tutto, ci sarebbe stato modo di ripartire. Non è così. Non è così perché Conte è avversato anche da larga parte di chi dovrebbe guidare. E allora, gli conviene starsene all’Università. Ha condotto e terminato il suo mandato in maniera esemplare e dignitosa, più di chiunque altro, ma è finita.

A questo punto, addio anche alla tessera elettorale. Fra i voltagabbana, fra i cambi di rotta, fra questo sistema che tanto, o prima o dopo, aggiusta i governi come vuole, a che dovrebbe servire votare?

Ormai il diritto di voto è in mano a chi lo manipola senza vergogna. Ormai, votare è sottostare ad una presa in giro, ad una sistematica umiliazione, come diceva Oriana Fallaci. “Ma allora, se non voti, poi non lamentarti!” E chi si lamenta… ? Tanto, se non serve neanche trovare un Premier come Giuseppe Conte, se non serve fare cose che si rivelano utili e funzionanti, e che nessun altro avrebbe fatto, figuriamoci se serve a qualcosa “lamentarsi“.

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