di Monica Valendino

Ci sono cose che sembrano banali, ma incredibilmente passate quasi in secondo piano. Ad esempio è perfino ovvio dire che i danni in un terremoto non si possano contare durante la scossa, ma serva aspettare una valutazione complessiva. Ebbene, la scossa del Covid è in piena attività e il rischio che la sua magnitudo cresca ulteriormente non è pessimismo, ma puro realismo viste le varianti che sembrano essere state quasi sottovalutate, a causa anche di molte regioni che hanno pensato che i test antigenici sommati ai tamponi molecolari potessero bastare per un monitoraggio accurato. Nulla di più sbagliato, visto il margine di errore che hanno i test rapidi e la loro eterogeneità da regione a regione.

Ma il punto è un altro. Con l’avvento di Mario Draghi, che sembra aver messo assieme un consiglio di amministrazione piuttosto che un consiglio dei ministri omogeneo, i giornali di regime e un po’ tutti gli opinionisti da salotto hanno fin dal primo minuto stilato il programma del primo ministro. Con il virus che si prepara a un nuovo assalto tutti sembrano concentrati a un futuro che dovrebbe essere pensato solo dopo aver capito quello che Giuseppe Conte andava dicendo da mesi: senza aver messo in sicurezza la sanità non ci può essere ripresa negli altri settori della quotidianità.

Così ecco proporre il piano scuola, con Draghi che si accorge che ci sono cattedre vacanti. Qualcuno gli spieghi che quando, per esempio, un insegnate di Bari riceve la cattedra a Milano è spesso costretto a rifiutarla non per pigrizia, ma solo perché un trasferimento probabilmente con la famiglia diverrebbe insostenibile con il costo della vita maggiore e gli stipendi degli insegnanti ben al di sotto della media europea.

Quando poi afferma che questo esecutivo dev’essere ambientalista viene da sorridere visto che si è portato accanto molti ministri che hanno difeso e promulgato il partito del cemento. Se poi sommiamo quanto asserisce Vittorio Colao per la digitalizzazione del Paese sorge una domanda: qualcuno è a conoscenza che “internet” da solo, a livello globale, inquina quasi come Cina e Usa visto che per far funzionare i sistemi che lo sorreggono si abusa delle centrali elettriche a carbone?

Quando poi si entra in tema lavoro forse ci si dovrebbe ricordare che due problemi emersi negli ultimi decenni, acutizzatisi in periodo pandemia, sono il lavoro nero e quello minorile. Senza contare la mancanza del salario minimo universale che il vecchio esecutivo aveva in mente prima che il distruttore di Rignano mettesse un punto a tutto. Per cui oggi ogni riforma che non sia d’emergenza e quindi assistenziale non ha alternative visto che le riforme strutturali necessiteranno non di una ma forse anche di due legislature che abbiano continuità di vedute.

Lotta all’evasione e all’elusione, specie in quelle categorie che da sempre sono considerate “a rischio” (edilizia, partite iva e professionisti), sono le fondamenta di ogni riforma, ma siccome costano consensi fino ad oggi si è fatto troppo poco. La Lega che da sempre difende queste categorie come si proporrà ora che è di nuovo nella stanza dei bottoni?

Per non parlare di debito buono e cattivo. Una frase che sembra essere diventata vangelo per qualcuno. Ma che è da prima ragioneria: se, per esempio, si fa un debito da 20 mila euro per ristrutturare casa è ovvio che sia buono, se lo si fa per comprare una tv da 105 pollici è stupido. Non occorreva un presidente della Bce per ricordarlo.

Per cui sarebbe bene tornare con i piedi per terra e pensare prima di tutto all’immediato. Il virus circola e i vaccini non basteranno ad arginarlo per i prossimi sei mesi almeno. Per cui prima di sentir parlare di riforme che necessitano di tempo, sarebbe bello sapere come questo esecutivo Arlecchino si vuole muovere sul piano sanitario. Con coerenza col passato recente, quindi con misure anche impopolari per salvare ospedali e vite, oppure trascurando il tema per concentrarsi solo a come spartirsi poltrone e i soldi del Recovery fund?

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