di Andrea Taffi

Al futuro governo Draghi non si può proprio dire di no. Gli unici che se lo possono permettere solo quelli di Fratelli d’Italia, tanto non andremo a votare e loro non rischiano di passare da disfattisti. Il sì a Draghi lo impone l’obbedienza a Mattarella, il quale, da ottimo presidente della Repubblica qual è, dopo il fallimento dell’esplorazione Fico, ha fatto l’unico discorso vero, serio e durissimo dell’ultimo decennio. E le nostre forze politiche hanno dovuto ascoltare.

Perché il sì a Draghi (vale a dire al migliore premier possibile di un governo del presidente) lo impone la gestione sanitaria ed economica della pandemia: la campagna vaccinale e i soldi dell’Europa. Il sì a Draghi lo impone il senso di responsabilità, quello che solo ora tutte (o quasi) le forze politiche sbandierano con la stessa disarmante facilità con la quale, fino al discorso di Mattarella, l’avevano bellamente ignorato. Ma il sì a Draghi e (lo dico senza disprezzo) alla conseguente ammucchiata ha un problema, un problema non da poco per i nostri politici: la coerenza.

Premesso che (secondo me) ogni governo è politico, anche quando è composto da fior di tecnici, perché politiche sono le decisioni che riguardano uno Stato, anche se quelle decisioni sono prese da chi non fa il politico di professione, premesso tutto questo, dicevo, le idee e i principi di ogni forza politica non possono (secondo i nostri politici) essere messe da parte solo perché c’è il Covid-19 e perché la via delle elezioni non può essere percorsa. È per questo (io credo) che le tutte le forze politiche che hanno detto di appoggiare il futuro governo Draghi (eccezion fatta, forse, per Forza Italia e Italia Viva) hanno problemi, prima ancora che di ministri e ministeri, di coerenza politica.

Problemi (ai loro occhi) non facili da risolvere, perché, per quanto ne abbiamo viste tante negli ultimi tre anni (M5s con Lega e poi con Pd, tutto questo al netto dei reciproci insulti pre-governo) la futura triade governativa giallo-rosso-verde nessuno poteva proprio immaginarla, nemmeno in tempo di pandemia.

La coerenza è però una brutta bestia e nemmeno la salvezza nazionale sembra bastare a placarla. Ecco allora che scopriamo di esserci sbagliati su Matteo Salvini, che (senza che nessuno se ne fosse accorto) invece di un sovranista era un europeista convinto. Ma ecco anche Zingaretti, il quale non è vero che non voleva stare con Salvini, era lui, Salvini, che finora aveva fatto solo il cattivo. Ecco ancora il Movimento 5 stelle che si accorge che Draghi non è così distante dal reddito di cittadinanza e che non è vero che non ha attenzione verso i diseredati (informazione, questa, utile anche a Fratoianni e sinistra varia).

E allora mi chiedo: va tutto bene? No, io credo di no. E, per spiegare il perché, torno a Mattarella e al suo discorso. Da quelle parole le forze politiche ne sono uscite distrutte. Loro avrebbero potuto prenderne atto e rispondere a Mattarella con un obbedisco e basta, perché qualunque idea, qualsiasi ideologia, nulla può davanti al bene nazionale. E invece no, pur dovendo obbedire, hanno voluto farlo nel rispetto non del Paese, ma della loro coerenza politica. E il risultato lo stiamo vivendo e lo vivremo fino alla fiducia a Draghi.

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