Lo Stato francese è “responsabile” del mancato rispetto degli impegni assunti nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici: questo, in sintesi, il verdetto pronunciato oggi dal tribunale amministrativo di Parigi. La causa era stata promossa da quattro organizzazioni non governative, Greenpeace France, Oxfam France, la Nicolas Hulot Foundation e Notre Affaire a Tous (Our Shared Responsibility), che hanno festeggiato la decisione definendola “storica” per il loro Paese e un vantaggio per coloro che altrove usano la legge per spingere i loro governi ad agire nella lotta contro il riscaldamento globale. Nella sentenza, il tribunale ha riconosciuto “carenze” ecologiche legate ai cambiamenti climatici e ha ritenuto lo Stato francese responsabile del mancato raggiungimento dei suoi obiettivi di riduzione dei gas serra. Parigi dal canto suo assicura di aver “rafforzato gli obiettivi” per la riduzione dei gas a effetto serra, nel quadro della legge ‘energie-climat’ 2019, con lo scopo di arrivare allo zero carbone entro il 2050 o ad un taglio del 40% di energie fossili entro il 2030

Nel 2018 le quattro associazioni avevano raccolto 2,3 milioni di firme nell’ambito di una petizione intitolata ‘L’affaire du siècle’, il caso del secolo, in cui si appellavano all’attuale amministrazione di Emmanuel Macron affinché facesse di più per il taglio delle emissioni di Co2 e il rispetto degli impegni che la Francia, all’epoca padrona di casa, promosse e sottoscrisse alla conferenza sul clima di Parigi del novembre 2015. Non soddisfatte della risposta dell’esecutivo, le quattro Ong hanno avviato una causa legale presso il tribunale amministrativo, fino alla sentenza arrivata dopo due settimane di processo.

“Storico: l’inazione climatica dello Stato viene ritenuta illegale”, plaudono le associazioni in un tweet pubblicato dopo il verdetto. Anche se i giudici si sono dati altri due mesi per decidere se costringere o meno lo Stato ad adottare misure ulteriori per garantire il rispetto degli obiettivi mancati. Oggi il tribunale ha condannato lo Stato a pagare un euro simbolico alle associazioni, come danno morale, ma ha rifiutato la richiesta di un altro euro simbolico come danno ecologico, per motivi di ordine giuridico sulla natura delle riparazioni.

“Se l’Affaire du Siecle vincerà la sua battaglia, sarà una decisione storica per la giustizia climatica in Francia. Il mondo politico verrebbe posto dinanzi alle sue contraddizioni ecologiche: molti discorsi e pochissimi atti”, aveva sottolineato il 14 gennaio scorso all’apertura del processo la coordinatrice di Notre Affaire à tous, Cecilia Rinaudo, citata dalla France Presse. La direttrice generale di Oxfam Francia, Cécile Duflot, aveva invece dichiarato che “la condanna di uno Stato per inazione climatica sarebbe storico, non solo in Francia”. Da parte sua, lo Stato ha sempre respinto le accuse. In un’altra sentenza ritenuta “storica”, lo scorso novembre, anche il consiglio di Stato, massima giurisdizione amministrativa della Francia, aveva bacchettato la Francia per il mancato rispetto degli obiettivi che si era impegnata a conseguire in materia climatica.

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