In un forum dall’aspetto apparentemente innocuo, con uno sfondo color lilla, centinaia di utenti si ritrovano per parlare di videogame, tecnologia, fumetti. Ma tra decine di chat in inglese, ce n’è una in italiano. Nel “buco nero”titolo del podcast vincitore della sezione sperimentale del Premio Morrione, grazie al quale è stato realizzato, tratto da un’inchiesta di Gabriele Cruciata e Arianna Poletti uscito il 26 gennaio in esclusiva su Storytel – gli utenti si scambiano materiale di propaganda di estrema destra, come il manifesto dell’attentatore di Christchurch Brenton Tarrant o manuali per imparare a farsi saltare in aria. Sul deep web, chi popola questa chat nascosta si serve di un potente sistema di anonimato che fa sì che tutti inviino messaggi servendosi dello stesso pseudonimo: Lupo Lucio, in riferimento alla trasmissione per bambini della “Melevisione”. In questo modo si può dire qualsiasi cosa senza essere scoperti, anche le peggiori brutalità. Chi popola questa comunità, oltre a diffondere materiale apertamente antisemita, razzista e islamofobo, crede di essere vittima di un grande complotto che porterà al genocidio della razza bianca. C’è allora chi si dice pronto per passare all’azione in nome della difesa della razza.

In un viaggio di quattro puntate di mezz’ora l’una dal mondo virtuale a quello reale, il podcast Buco Nero esplora il mondo del suprematismo bianco italiano con decine di interviste a esperti e protagonisti, come quella a Christian Picciolini, ex skinhead italo americano, oggi a capo di un’associazione di de-radicalizzazione dei giovani attratti dall’ideologia suprematista. La stessa polizia di prevenzione e di contrasto al terrorismo interno conferma di trovarsi da qualche anno di fronte a una “materia nuova”: l’estrema destra non si organizza più solo in piazza, ma sempre più spesso lo fa su internet. In questo modo gli utenti – che potrebbero essere chiunque – sfuggono alle tradizionali organizzazioni neofasciste come Casapound e Forza Nuova, in qualche modo più controllabili. Chi aderisce all’ideologia suprematista online è isolato, di fronte a uno schermo, ma allo stesso tempo parte di un gruppo virtuale. In Italia, le teorie del suprematismo bianco di ispirazione americana si fondono con il retaggio storico fascista.

A conferma del fatto che la presenza di suprematisti bianchi pronti a passare all’azione non è un problema solo americano ma anche nostro, c’è la vicenda di Luca Traini, intervistato nel podcast. Buco Nero prova a decostruire la narrazione mediatica e politica che è stata fatta della sparatoria di Macerata, dando la parola a esperti ma soprattutto alle vittime. Traini, spesso ridotto a “un pazzo che ha sparato”, è riconosciuto come suprematista bianco proprio dagli utenti delle chat estremiste. I meme di Traini vestito da gladiatore con scritto “salvatore della patria” circolano online e ispirano chi cerca materiale di propaganda. Che l’ideologia suprematista continui ad attrarre giovani lo conferma il recente arresto di un ventiduenne di Savona, membro di un canale Telegram dove veniva diffuso materiale di propaganda molto simile a quello ritrovato nel “buco nero”.

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