“Devono decidere se stare con noi o no!”.

Lo hanno sentito tutti, in diretta tv su tutti i canali mentre, ospite del Capo dello Stato, esortava tutti, nel suo comizio pro Italia Viva, a capire le sue ragioni nel pretendere che siano gli altri ad ascoltare lui, “sicuro” alfiere degli interessi degli italiani, nel presentare il suo personalissimo programma politico ed economico, tipico di chi sta all’opposizione; mentre lui, mente sveglia, non riesce a capacitarsi di non essere più seduto ormai da anni a Palazzo Chigi.

Anzi, lui ha proprio accettato e giurato di stare in un governo guidato da Conte, quello che ora vorrebbe far cadere (ma senza andare ad elezioni, che rivelerebbero la sua unica verità politica, che qui non occorre dire avendola già capita da soli la gran parte degli italiani).

Tra l’altro non è neppure da ignorare il “vulnus istituzionale” da lui commesso andando in Arabia Saudita (con volo pagato da una Fondazione saudita creata per decreto dal re, il cui figlio è accusato dell’assassinio del giornalista Khashoggi), proprio mentre erano in corso dal presidente Sergio Mattarella gli incontri con i rappresentanti dei partiti, al solo scopo di intascare un lucroso guadagno.

Nessuno (neppure lui), a parte Salvini e la Meloni, vuole andare ad elezioni anticipate: quindi ha dovuto scoprire il suo gioco (finora sotterraneo) di voler far cadere Conte (apprezzatissimo dagli italiani) per metterci qualcun altro meno rigido verso di lui.

Ovvero tutta la politica italiana ostaggio delle sue pretese che, per quanto possano essere apprezzabili, dovrebbero pur sempre avere una maggioranza (che lui ovviamente non ha!) per essere messe in agenda e, eventualmente, adottate.

L’incredibile affermazione del leader di Italia Viva (“Devono decidere se stare con noi o no!”) è se non altro utile a capire l’ansia di comando che ormai attanaglia Matteo Renzi in ogni sua attività politica. Non riesce proprio a far compiere alla sua mente nessun esame di concretezza tra quello che lui vorrebbe e quello che nella realtà gli è consentito.

Salvo i primi mesi del suo “premierato” (sia pure conquistato con una “pugnalata alla schiena” al suo collega di partito) il suo ego ha cominciato a salire di importanza fino ad escludere ogni sia pur piccolo residuo di realtà. Come fa uno che è uscito dal Pd portandosi dietro una manciata di deputati e soprattutto senatori (credo venti o trenta in tutto) pensare di essere importante nel crogiuolo parlamentare dove i giochi politici erano già ben delineati? In un confronto politico normale, nessuno!

Ma lui non è un politico normale, lui andrebbe bene solo alla guida dei servizi segreti (ma pur sempre con qualcuno che lo controlli strettamente, ad evitare pasticci come quello che si è inventato proprio nel pieno di una crisi pandemica e che rischia di trascinare l’Italia intera nel profondo inferno di una crisi solitaria abbandonata da tutti, anche in Europa).

Proprio oggi c’è un fantastico articolo del direttore Marco Travaglio che paragona Renzi a Oronzo Canà (il personaggio di L’allenatore nel Pallone impersonato magistralmente da Lino Banfi), in cui Travaglio riesce a disegnare in modo artistico la psiche renziana e insieme l’esatto significato del termine “egocentrismo”.

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