Non è la finale di X Factor, ma una campagna di crowdfunding in piena regola. La rischiosissima (e straordinaria dal punto di vista mediatico) operazione che ha portato Mesut Ozil al Fenerbahçe ha stuzzicato la curiosità dei tanti appassionati per la modalità con la quale è andata in porto. Nonostante i gravi disagi finanziari che il club turco si trova a dover coprire ormai da anni, il suo presidente Ali Koç non ha rinunciato a portare a Istanbul un giocatore di assoluta qualità, che ha rotto con l’Arsenal e che da adesso in poi guadagnerà ‘solo’ 3 milioni di euro all’anno. Uno stipendio piuttosto asciutto se rapportato ai circa 16 milioni stagionali intascati dopo il rinnovo record del gennaio 2018 che lo ha fatto diventare il più ricco nella storia dei Gunners.

I tifosi del Fenerbahçe si sono travestiti da datori di lavoro quando il patron ha lanciato l’iniziativa ‘Mesutol’, ovvero una richiesta di aiuto che dovrebbe parzialmente soddisfare l’ingaggio del campione del mondo 2014. Con l’invio di un sms al 1907 (l’anno di fondazione della società) ognuno potrà donare 2 euro o poco più per garantire il proprio contributo, quanto mai opportuno in un momento così difficile che si trascina drammaticamente dall’estate del 2013 con l’esclusione dalle coppe europee per pasticci relativi al calcioscommesse. Si parla di un buco attuale da 520 milioni di euro che il patron Ali Koç – ovviamente alla guida dell’intera polisportiva che comprende anche la sezione di basket – vorrebbe iniziare a colmare con una vittoria che in campionato manca da 7 anni e con il ritorno in pianta stabile in Champions League.

“Abbiamo una richiesta per i nostri tifosi. Per favore continuate ad appoggiarci – ha detto prima della chiusura delle trattative -. Dipendiamo anche dal vostro sostegno finanziario. Quando firmerà, vi chiederò di battere un record di sms, inviandone 300mila o 500mila o forse anche un milione. Questo vostro supporto ci servirà moltissimo”. Un inno alla solidarietà mascherato da una mirabolante operazione di marketing. Non ce ne vogliano i vertici della Super Lig, ma giocatori del genere negli ultimi tempi il campionato turco li ha visti soltanto con il binocolo. I 132 giornalisti accreditati nella conferenza stampa di presentazione, trasmessa in diretta anche in Inghilterra, Germania e Spagna oltre che sul canale YouTube della società, rendono l’idea del ritorno d’immagine che il Fenerbahçe punta a ottenere. Il boom di vendite che arriverà dalla maglia numero 67, scelta di cuore perché si tratta del codice postale della città d’origine dei nonni, è facile da prevedere. Un po’ come sta già accadendo (in rapporto del tutto minoritario) con la divisa autografata di Maicon che il Sona, il piccolo club veneto di Serie D riuscito a riportare in Italia uno degli eroi del triplete nerazzurro, ha messo a disposizione sui profili Instagram e Facebook.

Il legame tra calcio e crowdfunding si è consolidato anche in Italia. Magari con modalità e tempi differenti, ma con l’obiettivo comune di arrivare a un risultato finanziario tramite un processo di cooperazione. Frosinone e Pescara lanciarono con successo dei mini-bond per realizzare delle strutture accessorie ai rispettivi stadi mentre questione ben più recente è quella che riguarda la Casertana, storico club tra i più antichi nel nostro Paese, che da dicembre mira a raccogliere (per il momento con scarsa partecipazione) almeno 100mila euro che serviranno allo sviluppo del settore giovanile e della squadra femminile. Eclatante l’impatto che ottenne invece il Pordenone con la campagna promossa a fine 2018: 2,28 milioni raccolti per sovvenzionare il progetto tecnico e sportivo di una società che lo scorso anno ha raggiunto i playoff di Serie B. Il fenomeno è in netta espansione e coinvolge anche i più piccoli.

Come il Bregano, una formazione amatoriale di calcio a 7 nel Varesotto riuscita ad accumulare più di quanto richiesto in virtù dei contributi della comunità e delle ricompense piuttosto simpatiche ideate dagli stessi giocatori. Si andava dal ringraziamento sulla pagina Facebook (in risposta alla donazione da 5 euro) all’invito come ospite d’onore per una partita di campionato a scelta in risposta a quella da 80, che tra le tante cose comprendeva anche la firma del ‘benefattore’ sul quadretto appeso negli spogliatoi. Situazioni distanti anni luce, per finalità, a quella escogitata dal Fenerbahçe che ci porta a una domanda spontanea: per quanto folle e passionale possa essere l’amore per una squadra di calcio, è davvero corretto che i tifosi mettano una pezza ai debiti accumulati dai propri padroni?

Checché se ne dica, quello di Ozil a Istanbul è (anche) un trasferimento politico. L’amicizia con Erdogan è una faccenda nota: nella splendida terrazza sul Bosforo in cui si celebrò il matrimonio tra il giocatore e la Miss Turchia 2014, Amine Gulse, il presidente partecipò da testimone di nozze. L’addio alla nazionale tedesca a soli 29 anni arrivò a seguito delle numerose polemiche che scaturirono su una foto pubblicata in compagnia dello stesso Erdogan: “Sono cresciuto in Germania, ma la storia della mia famiglia inizia dalla Turchia. Ho due cuori, uno tedesco e uno turco – recitava il comunicato diffuso dopo la drastica decisione – Mi hanno accusato di essere bugiardo o ingannevole, quell’immagine non contiene nessun messaggio politico, ma era solo un segnale di rispetto alla più alta carica del Paese della mia famiglia: con lui abbiamo parlato solo di calcio, visto che da ragazzo è stato un calciatore anche lui. Non incontrarlo sarebbe stata una mancanza di rispetto verso i miei antenati”.

E se i giochi di potere hanno portato Erdogan alla conquista del Başakşehir, club campione in carica che oltre ad avere più nemici che tifosi ha un presidente (Göksel Gümüşdağ) in simbiosi con il capo di Stato, quelli di cuore hanno fatto sì che Ozil raggiungesse una delle altre quattro sponde della Istanbul calcistica. Perché Recep Tayyip Erdogan è tifoso del Fenerbahçe sin da bambino e nella Turchia che il trequartista ha dichiarato di amare tanto (fino a oggi ha strappato contratti milionari in giro per l’Europa) stanno circolando le prime accuse che proverebbero una nuova realtà dei fatti. Il suo stipendio – molto più alto di quello dichiarato – verrebbe pagato in parte da alcuni imprenditori che svolgono lavori in ambito pubblico, in parte da un potente produttore televisivo. Che potrebbe corrispondere ad Acun Ilıcalı, desideroso di mettere sotto contratto in uno dei suoi programmi la bella moglie di Ozil.

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