Alle 9 di martedì 26 gennaio Giuseppe Conte presiederà il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi per comunicare le sue dimissioni da premier. Poi il presidente del Consiglio salirà al Quirinale per rassegnarle nelle mani del presidente della Repubblica. A quel punto si apriranno tutta una serie di passaggi istituzionali, di cui il Colle è il baricentro, legati alla crisi di governo. Ecco quali.

IL QUIRINALE – Quando il presidente della Repubblica riceve le dimissioni del premier può decidere, dopo eventuali consultazioni dei gruppi parlamentari, di conferire un mandato esplorativo ad un personaggio istituzionale (nel 2018 Sergio Mattarella lo conferì ai presidenti di Camera e Senato), o dare il mandato pieno o esplorativo al presidente del Consiglio uscente (che accetterebbe con riserva): è l’ipotesi maggiormente quotata in queste ore. Conte, infatti, si dimetterebbe per ricevere un nuovo incarico, e lavorare così a un nuovo governo. In caso non ci siano le possibilità per una nuova maggioranza, il capo dello Stato può direttamente avviare proprie consultazioni al Quirinale: con i presidenti delle Camere, i rappresentanti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato ed il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Le consultazioni gli servono per constatare la situazione e, di conseguenza, assumere decisioni sull’incarico a un nuovo presidente del Consiglio o, eventualmente, sul conferimento di un altro mandato esplorativo. L’ultima ratio, in caso di impossibilità accertata di formare un nuovo esecutivo, è che decida di sciogliere le Camere per andare ad elezioni.

GLI AFFARI CORRENTI – Con le dimissioni, e fino al giuramento di un nuovo Esecutivo nelle mani del Capo dello Stato, il governo uscente rimane in carica per lo svolgimento degli affari correnti. Tra questi rientra l’eventuale emanazione di decreti legge in casi di necessità ed urgenza.

IL PARLAMENTO – In mancanza del rapporto fiduciario, con la crisi di governo si ferma tutta l’attività parlamentare, eccetto che per gli atti urgenti come la conversione dei decreti legge in scadenza. L’attività ordinaria delle Camere riprende solo dopo che il nuovo Esecutivo avrà incassato la fiducia da entrambe le Camere.

LA RELAZIONE SULLA GIUSTIZIA – In base alla riforma della legge sull’Ordinamento giudiziario del 2005, entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun anno giudiziario, il ministro della Giustizia rende comunicazioni (cui segue un voto su una risoluzione a favore e una contro la relazione del guardasigilli) alle Camere sull’amministrazione della giustizia nel precedente anno. La relazione (in calendario alla Camera per mercoledì 27 gennaio) è di fatto propedeutica alla inaugurazione dell’Anno Giudiziario in Cassazione. Tuttavia, si registrano due precedenti di relazioni presentate ma non votate. Il primo è stato nel 2008, quando l’allora Guardasigilli Clemente Mastella si recò in Aula a Montecitorio per tenerla a poche ore dall’arresto (ai domiciliari) della moglie Sandra Lonardo. Mastella parlò alla Camera ed andò a dimettersi, per cui non ci fu un voto sulla relazione. L’unico precedente di relazione tenuta durante un governo dimissionario risale, invece, all’epoca di Mario Monti nel 2013. Si decise in quella occasione di dare per assolto l’obbligo con la semplice trasmissione della relazione alle Camere senza svolgere le comunicazioni in Aula.

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