Google ha affermato che bloccherà il suo motore di ricerca in Australia se il governo dovesse procedere con l’approvazione di nuove regole per l’utilizzo di contenuti prodotti dai media. Messaggio di escalation dopo che il gruppo statunitense aveva già avvertito che i 19 milioni di utenti australiani avrebbero affrontato limitazioni su YouTube (di proprietà di Alphabet, casa madre di Google) in caso di via libera alla riforma.

La nuova legge farebbe sì che i giganti della tecnologia negozino i pagamenti con editori e emittenti locali per i contenuti inclusi nei risultati di ricerca o nei feed di notizie. Se non riescono a concludere un accordo, il prezzo viene deciso da un arbitro nominato dal governo. “Se questa riforma diventasse legge, non avremmo altra scelta se non smettere di rendere disponibile la ricerca Google in Australia”, ha affermato Mel Silva, amministratore delegato di Google per l’ Australia e la Nuova Zelanda. Il primo ministro australiano Scott Morrison, ha affermato che il paese ha tutto il diritto di stabilire le sue regole e decidere cosa Google possa fare o non possa fare. L’atteggiamento di Google “configura un modello di comportamento minaccioso che è agghiacciante per chiunque apprezzi la nostra democrazia”, ​​ha affermato Peter Lewis, direttore del Center for Responsible Technology dell’Australia Institute.

Non è un caso che lo scontro si infiammi in Australia. Qui Google si scontra con un altro colosso come NewsCorp ossia l’impero editoriale della famiglia Murdoch e l’esito di questa battaglia potrebbe avere implicazioni che vanno ben oltre i confini del paese. Proprio ieri la stessa Google ha firmato un accordo in Francia con alcuni editori tra cui i quotidiani Le Figaro e Le Monde per il pagamento dei loro contenuti. Il valore complessivo dell’intesa è di circa un miliardo di euro in tre anni. La legge australiana avrebbe però portata generale, a prescindere dalle intese tra singoli soggetti. Gli Stati Uniti hanno appoggiato battaglia di Google e hanno chiesto all’Australia di abbandonare la formulazione originaria e di puntare invece a promuovere accordi specifici tra i soggetti interessati.

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