Cronaca

Lombardia finita in zona rossa per un suo errore. Fontana accusa Roma, l’Iss lo sbugiarda: ha mandato dati sbagliati, poi ha rettificato

Il governatore ha parlato di calunnie, poi ha dichiarato che il merito dell’imminente passaggio a zona arancione è del ricorso al Tar. Il documento dell’Istituto superiore di sanità però smonta la sua versione: il 20 gennaio (un giorno dopo il ricorso) il Pirellone ha fornito dati rettificati rispetto a quelli prodotti precedentemente e che avevano fatto scattare la zona rossa dal 17 gennaio. Tradotto: 10 milioni di persone sono rimaste in zona rossa per uno sbaglio dell'amministrazione leghista

La Lombardia è finita in zona rossa per via di un suo errore. Mentre il governatore Attilio Fontana accusava il governo di aver punito i lombardi e con la neo-assessora Letizia Moratti presentava pure ricorso al Tar, in realtà se dieci milioni di abitanti sono rimasti una settimana con i negozi chiusi e i limiti agli spostamenti, la colpa è dei dati sbagliati forniti dalla stessa Regione che hanno di conseguenza sballato il valore Rt. La spiegazione è contenuta in una relazione tecnica dell’Istituto superiore di sanità: i dati della sorveglianza epidemiologica fornita dalla Lombardia il 20 gennaio 2021, si legge, “cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione. Pertanto, una rivalutazione del monitoraggio si rende necessaria alla luce della rettifica fornita dalla Regione Lombardia”, spiega la relazione. In serata la Regione ha diffuso una nota in risposta all’Iss: “Nessuna richiesta di rettifica, ma un necessario aggiornamento di un ‘campo del tracciato’, tracciato che quotidianamente viene inviato all’Istituto Superiore di Sanità. Azione, condivisa con l’Istituto Superiore di Sanità resasi necessaria a fronte di un’anomalia dell’algoritmo utilizzato dall’Iss per l’estrazione dei dati per il calcolo dell’Rt, segnalata dagli uffici dell’assessorato al Welfare della Regione e condivisa con Roma”.

Il 20 gennaio, un giorno dopo aver presentato il ricorso al Tar, la Regione Lombardia ha inviato l’aggiornamento della situazione epidemiologica nel quale era indicata “una rettifica dei dati relativi alla settimana 4-10 gennaio“. Mentre protestava pubblicamente, stava correggendo i propri dati. Uno sbaglio nemmeno da poco: quello che veniva cambiato è il “numero dei casi in cui viene riportata una data inizio sintomi e, tra quelli con una data di inizio sintomi, quelli per cui viene data un’indicazione di stato clinico laddove assente”. Cambiamenti che, spiega sempre la relazione dell’Iss, “riducono in modo significativo il numero di casi che hanno i criteri per essere confermati come sintomatici e pertanto inclusi nel calcolo Rt“. Ora, anche sulla scorta dell’ultimo monitoraggio in cui la Lombardia ha un Rt medio a 0,82 (0,78-0,87), è possibile una rivalutazione che porti la Regione in zona arancione. Una ricostruzione che il governatore Fontana però contesta: “Per quanto riguarda la trasmissione dei dati, Regione Lombardia ha sempre mandato dati puntuali, precisi e corretti“, sostiene il leghista, di fatto accusando di falso la relazione.

L’Iss poco dopo pubblica una nota: “L’Istituto Superiore di Sanità è un organo tecnico scientifico che lavora con i dati inviati dalle Regioni e Province autonome e ripetutamente validati dalle stesse. Questo – si legge sempre nella nota – avviene da 37 settimane regolarmente con tutte le Regioni e Province autonome. La Regione Lombardia, nella settimana corrente, ha modificato i dati relativi alla settimana precedente il 22 gennaio. La modifica ha riguardato in particolare il numero di pazienti sintomatici con infezione confermata sui quali si basa il calcolo dell’Rt. Questa variazione – conclude la nota – ha comportato la modifica della stima di Rt della settimana precedente“. Quindi, la Lombardia era in zona rossa, ma se Fontana avesse inviato i dati corretti sarebbe finita in zona arancione, con i negozi aperti. Di fronte alle accuse di Fonta, interviene anche il ministero della Salute che esprime “massima fiducia nell’Istituto Superiore di Sanità che dall’inizio della pandemia di Covid-19 è al lavoro per affrontare l’emergenza”.

Ecco la relazione integrale dell’Iss, a pagina 7 il passaggio decisivo: Allegato 1 – Implicazione tecnica della nuova disponibilità di dati di sorveglianza in Lombardia (leggi)

Eppure, da una settimana il governatore Fontana ha continuato ad attaccare il governo sulla zona rossa. “Una punizione che non ci meritiamo”, diceva il governatore il 15 gennaio. Aveva paradossalmente ragione, ma il motivo erano gli errori del Pirellone. Poi, il 19 gennaio, insieme all’assessora al Welfare Letizia Moratti ha presentato ricorso al Tar, parlando di una decisione “fortemente, e ingiustamente, penalizzante” . Ancora oggi, Fontana ha puntato il dito contro il governo: “A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze”, ha detto. “Abbiamo sempre fornito informazioni corrette“, ha ribadito, intestandosi anche il merito del possibile passaggio a zona arancione: “Dai rumors che ci arrivano la Lombardia entrerà in zona arancione. Quindi io credo che il ricorso abbia avuto sicuramente un suo effetto”. A fargli eco ci ha pensato Matteo Salvini: “Se 10 milioni di cittadini lombardi sono stati rinchiusi in casa per mesi in base a dati e valutazioni sbagliate del governo, saremmo di fronte a danni morali ed economici enormi, un vero e proprio sequestro di massa“, ha dichiarato sui social. “Chi ha sbagliato paghi, chieda scusa e ripari al danno causato”, ha concluso. Peccato che la responsabilità sia della Regione amministrata dalla Lega.

Le reazioni
“La Lombardia è finita in zona rossa sulla base dei dati inviati dalla Regione alla Cabina di Regia la settimana scorsa. Numeri evidentemente sbagliati, visto che nelle ultime ore è in atto un tentativo piuttosto maldestro di rettifica. Questo significa, molto semplicemente, che la Lombardia potrebbe essere finita in zona rossa a causa di un grossolano errore dei vertici della Regione”, commenta Simona Malpezzi (Pd), sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento. “Hanno attaccato il governo, fatto ricorsi e polemiche – aggiunge Malpezzi – denunciato un fantomatico attacco per affossare la Regione quando in realtà si sarebbe trattato di un loro preciso, ennesimo sbaglio“. Anche il deputato M5S lombardo e viceministro al Mise Stefano Buffagni commenta: “Io penso alle partita Iva, ai nostri negozianti, ai professionisti, e a tutto il nostro comparto produttivo. Un errore come questo è costato caro proprio a queste categorie”, scrive su Facebook.

In Lombardia Pd e Movimento 5 Stelle attaccano il governatore lombardo e la nuova assessora: “Fontana e Moratti spieghino subito e in modo convincente se da una settimana siamo in zona rossa perché la Regione Lombardia ha sbagliato a calcolare l’Rt – ha dichiarato per il gruppo regionale Dem il capodelegazione in commissione Sanità Samuele Astuti – Inutile dire che sarebbe un errore molto grave, che ha avuto ricadute pesanti sulla vita dei lombardi, sugli studenti che non sono andati a scuola, sui ristoratori e sui negozianti che hanno dovuto tenere chiuse le loro attività. Se, dopo giorni di polemiche e di ricorsi, la responsabilità della serrata fosse della Regione, Fontana dovrebbe perlomeno chiedere scusa pubblicamente e con lui tutti gli esponenti del centrodestra regionale che hanno accusato il Governo di aver voluto affossare la Lombardia e la sua economia”.

Fa eco il pentastellato Massimo De Rosa, capogruppo in Lombardia: “Così fosse, Regione Lombardia risponda di questo imperdonabile errore e paghi i danni a tutte quelle imprese, a tutti quei lavoratori, a tutti quegli studenti che stanno subendo sulla propria pelle gli effetti dell’incapacità di questa Giunta. Non solo hanno dimostrato di non saper gestire l’emergenza, ma ora parrebbe che per un loro errore nel comunicare i dati abbiamo pagato il prezzo, economico e psicologico, di una settimana in zona rossa. Ora paghino i danni. Se la notizia fosse confermata il Movimento Cinque Stelle valuterà se intraprendere in tal senso un’azione legale nei confronti della Giunta di centrodestra”.

In serata, il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, cerca di abbassare la tensione: “Vorrei che tornassimo alla solidarietà, all’unità, alla leale collaborazione che ha caratterizzato il lavoro di questi mesi, anche in momenti difficili – ha dichiarato ospite di Titolo V su Rai3 – A volte, quando c’è un errore fatto in totale buona fede, non c’è nulla di male ad ammetterlo. Succede nella pubblica amministrazione, poi ci si assume la responsabilità”. E ha poi aggiunto che “la Lombardia andrà in zona arancione perché i dati sono migliori, ma quelli della settimana scorsa trasmessi e certificati avevano fatto scattare in automatico la zona rossa”.