Stanno facendo molto discutere le recenti affermazioni di un rabbino, ultraortodosso e negazionista, sul vaccino contro il Covid-19. Il nostro eroe si chiama Daniel Asor e, secondo quanto riporta Israel Yahom, avrebbe pronunciato le seguenti frasi, durante un sermone: “Qualsiasi vaccino prodotto utilizzando un substrato embrionale, e ne abbiamo le prove, provoca tendenze opposte. I vaccini sono presi da un substrato embrionale, e lo hanno fatto anche qui, quindi… può causare tendenze opposte”.

Quali siano tali “tendenze opposte” non è dato saperlo con certezza, ma in molti hanno pensato subito all’omosessualità. Omosessualità riproposta sotto la lente della patologia e della “corruzione” di chissà quale normalità. Avanguardia pura, verrebbe da commentare, citando Meryl Streep in uno dei suoi personaggi più riusciti di sempre.

Dopo Sailor Moon, il “gender”, il pollo agli ormoni, Billy Elliot e l’acqua del rubinetto, si sentiva l’esigenza dell’ennesimo ritrovato scientifico capace di omosessualizzare il mondo.

E poi, scusate la franchezza, ma magari! Un argomento in più a favore dell’obbligatorietà del vaccino, per quanto mi riguarda. Già me lo immagino: migliaia di confratelli di fronte al domicilio di un Chris Evans o di un Chris Pratt – a quest’ultimo, forse, farebbe doppiamente bene, viste le voci sempre più insistenti sulla sua vicinanza ad una chiesa omofobica – armati di fucile a proiettili narcotizzanti per orsi e potenziati coi vaccini, pronti a star lì ad attendere miracolose riconversioni.

E invece no, nulla di tutto questo. Perché la medicina non fa miracoli. La medicina cura. E l’omosessualità non è una malattia, se proprio dobbiamo dirla tutta, come non lo è avere i capelli rossi o scrivere con la mano sinistra. Forse, clinicamente parlando, è un po’ più problematico credere davvero che un’entità superiore si vendicherà della tua anima in eterno se mangi gamberetti o vesti con stoffe diverse, ma rischierei di scivolare nella teologia da quattro soldi come qualcuno scade in certi discorsi sulla propagazione dell’omosessualità tramite fialetta. E Dio non voglia, è il caso di dirlo.

Volevo invece spostare l’attenzione su un altro aspetto della vicenda. Leggo, infatti, nell’articolo riportato dal Fatto Quotidiano, che tal Daniel Asor ha un certo seguito sui social. Ciò significa che c’è diversa gente che gli dà retta. E quindi non pochi, in Israele, probabilmente seguiranno il suo consiglio e non faranno il vaccino per la paura di diventare gay. Per cui, se questa circostanza dovesse verificarsi, ci sarebbero nuovi contagi e nuovi morti solo perché qualcuno mette in giro cretinate del genere.

L’omofobia, insomma, rischia di far sempre più vittime e anche al di fuori della comunità arcobaleno. Un altro argomento in più per ricordare, a tutti e a tutte, che il problema non è essere omosessuali e vivere serenamente la propria identità, alla luce del sole. Il problema reale è chi vede tutto questo come problema. In primo luogo, perché non se ne può più di queste scempiaggini. In secondo luogo perché la paura di risvegliarsi “ricchioni” può permettere al virus di girare ancora. Ed questa paura, che si chiama appunto omofobia, che andrebbe curata. Col vaccino della cultura, possibilmente. Che no, non fa diventare gay: solo meno stupidi e imbarazzanti.

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