La partita per l’ingresso di Cdp in Autostrade, l’acciaio dell’ex Ilva sul punto di tornare nelle mani dello Stato, la rete unica a banda larga, l’Alitalia, il dossier Fincantieri-Stx. Sono le principali partite industriali e finanziarie su cui ora incombe l’incognita della crisi politica. Per la prima una tappa cruciale è attesa a fine gennaio quando la Cassa presenterà la sua offerta finale per Aspi dopo che l’ultima, arrivata tra Natale e capodanno, è stata rifiutata in quanto “sotto le attese”.

Autostrade – Il primo appuntamento dell’anno è stato oggi, 15 gennaio: l’assemblea di Atlantia ha approvato il progetto di scissione parziale proporzionale in favore della nuova società Autostrade Concessioni e Costruzioni. A quest’ultima sarà trasferita una quota pari al 33,06% del capitale sociale di Autostrade con assegnazione ai soci di Atlantia dell’intero importo dell’aumento di capitale a servizio dell’operazione. L’operazione prevede inoltre il conferimento in natura alla stessa Autostrade Concessioni e Costruzioni della restante quota di partecipazione pari al 55% del capitale sociale di Aspi e la quotazione in Borsa. Intanto prosegue la due diligence di Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbe essere completata entro la fine di gennaio in vista della presentazione dell’offerta vincolante, insieme ai fondi internazionali Blackstone e Macquarie, per l’acquisizione dell’88,06% del capitale di Autostrade. Le posizioni rimangono ancora distanti. Il 28 dicembre scorso Atlantia ha comunicato che l’ultima proposta presentata da Cdp prima di Natale era “inferiore alle attese del consiglio di amministrazione” e inferiore al range indicato dalla cordata nello scorso ottobre. Secondo indiscrezioni, nell’aggiornamento è previsto un prezzo rivisto al ribasso, verso la parte inferiore della forchetta di prezzo fornita in precedenza tra 8,5 e 9,5 miliardi, e garanzie al rialzo. Ben diversa la valutazione di azionisti come il fondo Tci secondo i quali la società vale tra 11 e 12 miliardi. Il tutto mentre deve ancora chiudersi la partita del nuovo piano economico-finanziario.

Alitalia – Dopo il varo da parte del cda di Ita, la nuova Alitalia, il nuovo piano industriale è all’esame delle Commissioni competenti di Camera e Senato che sono chiamate a esprimere il loro parere motivato anche se non vincolante. Ma i veri problemi sono a Bruxelles che deve esprimere il proprio parere vincolante. Nei giorni scorsi è emerso che la Ue ha fatto richieste di chiarimento su un centinaio di punti. La linea è che la ‘conditio sine qua non’ per il via libera alla nuova Alitalia è la discontinuità rispetto alla vecchia compagnia. E su questa è scattato un nuovo allarme: la situazione di cassa è critica, in gioco è la continuità aziendale, gli stipendi dei prossimi mesi sono a rischio. Servono, ha spiegato il commissario straordinario Giuseppe Leogrande ai sindacati, la seconda tranche di 77 milioni di euro, prevista dal dl Rilancio, e un’accelerazione dei tempi di start up della newco.

Ex Ilva – Dopo un anno di forti turbolenze, Arcelor Mittal e governo sono arrivati il 10 dicembre scorso a un accordo di coinvestimento che sancisce l’ingresso dello Stato in Am Investco Italia, la società che gestisce l’ex gruppo Ilva, prima al 50% e poi al 60% del capitale. Obiettivo riportare gli stabilimenti a rivestire un ruolo centrale nella produzione di acciaio con una produzione verde con cui ridurre fortemente l’impatto inquinante dello stabilimento di Taranto, e non solo, sul territorio. L’accordo controfirmato da Invitalia ed il nuovo piano industriale messo a punto per il prossimo quinquennio sono ora in attesa dell’ok dell’Antitrust europeo atteso entro il 10 febbraio prossimo mentre è partito nei giorni scorsi il tavolo di confronto tra azienda e Fim Fiom Uilm che dovrà cercare una intesa sulla strategia produttiva e occupazionale 2021-2025. L’accordo prevede sulla carta la piena occupazione nel 2025 per i 10.700 dipendenti in carico alla multinazionale dell’acciaio con il completo riassorbimento di tutti i lavoratori attualmente in cig e una produzione di 8 milioni di tonnellate all’anno, salendo da 3,3 a 5 milioni già nel 2021. Da sciogliere invece ancora il nodo relativo ai 1.600 lavoratori, per ora in cigs, di Ilva in amministrazione straordinaria che secondo il primo accordo sindacale del 2018 sarebbero dovuti tutti rientrare nel perimetro occupazionale di Am Investco Italia.

Fincantieri-Stx – Ancora in alto mare il dossier Stx France. Il 30 dicembre scorso Fincantieri ha acconsentito alla proposta del governo francese di prorogare di un mese il perfezionamento del contratto di cessione del 50% dei Chantiers de l’Atlantique, i cantieri navali di Saint Nazaire, il cui termine in precedenza il 31 dicembre 2020. Sotto la lente dell’Antitrust Ue ci sono i potenziali rischi di riduzione della concorrenza nel settore. A questo si aggiungono le incognite oltralpe con il Senato francese che aveva manifestato preoccupazione sui livelli occupazionali dei cantieri locali e il rischio di un trasferimento di know-how in Cina alla luce dalla joint-venture siglata tra Fincantieri e China State Shipbuilding Corporation. Quindi, non si sa se ci sarà il lieto fine di una storia che va avanti da quattro anni.

Rete unica a banda larga – Tra i dossier industriali che l’instabilità politica mette sicuramente a rischio c’è quello della ‘rete unica’ che dovrebbe tagliare il traguardo quest’anno. Sempre che non venga a mancare una precisa volontà politica per la nascita di una infrastruttura che integrando gli asset in fibra esistenti faccia fare un passo avanti alla digitalizzazione del paese, uno degli obiettivi dichiarati del Next Generation EU. Il processo di fatto è iniziato con la cessione avviata lo scorso 18 dicembre da Enel di una quota tra il 40 e il 50% di Open Fiber – la jv tra Enel e Cdp nata per cablare le aree bianche del paese cioè quelle a fallimento di mercato – al fondo Macquarie, con l’ipotesi che Cassa depositi e prestiti arrivi alla maggioranza. La decisione di Enel su Open Fiber è stata legata proprio al progetto di una rete integrata, il cui interesse per il paese è stato sottolineato dai ministri Roberto Gualtieri (Pd) e Stefano Patuanelli (M5S) nella lettera inviata ai vertici Enel lo scorso 23 novembre. Se il percorso non incontrerà ostacoli la strada dovrebbe portare alla nascita di AccessCo, la società unica delle reti a cui punta il progetto finale, quello che porta all’integrazione degli asset di FiberCop e di Open Fiber. I cda di Tim e di Cdp alla fine dello scorso agosto hanno dato il via libera alla firma della lettera d’intenti con Cdp Equity che mira alla fusione. Tim è destinata a detenere almeno il 50,1% di AccessCo e l’indipendenza e la terzietà della società sarà garantita attraverso un meccanismo di governance condivisa.

Mps, il piano e le nozze con Unicredit – La banca senese è impegnata a definire il piano sul capitale da sottoporre alla Bce entro il 31 gennaio. Il cda torna oggi, 15 gennaio, a riunirsi in un incontro preparatorio in vista del 19, quando il capital plan dovrebbe essere licenziato. Parallelamente avanza il progetto di fusione con Unicredit, che mercoledì in cda farà il punto sul processo di selezione del nuovo ad, anche se la scelta potrebbe arrivare a febbraio.

Borsa italiana verso Euronext – L’acquisizione di Borsa Italiana da parte di Euronext procede a passo spedito. Le principali condizioni sono state soddisfatte, con l’ok il 20 novembre dei soci di Euronext e il 3 novembre degli azionisti del London Stock Exchange Group. L’operazione verrà completata nella prima metà del 2021 e il dibattito si accende ora sulla sede della società che una mozione M5s chiede venga spostata a Milano.

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