Sono i primi dati quelli di fase 1/2a, ma sono un buono viatico per il candidato vaccino anti Covid di Johnson&Johnson. Sono stati rilevati, durante la sperimentazione, anticorpi neutralizzanti in oltre il 90% dei volontari arruolati al 29esimo giorno post iniezione e nel 100% dei partecipanti di età compresa tra i 18 e i 55 anni al 57esimo giorno. I dati ad interim sono stati pubblicati ieri sul New England Journal of Medicine e dimostrato, allo stato, che il prodotto scudo a dose singola (JNJ-78436735) sviluppato da Janssen, azienda farmaceutica del gruppo J&J, ha fornito una risposta immunitaria di almeno 71 giorni, durata di tempo misurata in questo studio, su partecipanti di età compresa tra i 18 e i 55 anni. Una precedente analisi ad interim era stata pubblicata su medRxiv a settembre 2020. L’annuncio dei dati di fase 3 è previsto “a fine gennaio”, informa l’azienda precisando che tuttavia, “poiché questo studio dipende dal numero di eventi che si verificheranno, la tempistica è indicativa“. Comunque, se il vaccino a dose singola si dimostrerà efficace e con un buon profilo di sicurezza, l’azienda “prevede di presentare una richiesta di autorizzazione per l’uso in emergenza alla Food and Drug Administration degli Stati Uniti poco dopo, cui seguiranno altre richieste di autorizzazione in tutto il mondo”.

Il vaccino Johnson e Johnson, che è uno di quelli opzionati anche dall’Ue e che si basa su un vettore virale non replicante, potrebbe essere distribuito in Usa a partire da marzo come ha spiegato in un’intervista al New York Times Paul Stoffels, il chief scientific officer della compagnia. “I risultati finali dei test clinici arriveranno a fine gennaio o inizio febbraio – ha affermato Stoffels -. se i dati saranno positivi e l’Fda autorizzerà il vaccino speriamo di iniziare a contribuire alle vaccinazioni a marzo”. La compagnia, rileva il quotidiano, è in ritardo rispetto alla tabella di marcia stilata con gli Usa che prevedeva la consegna delle prime 12 milioni di dosi già alla fine di febbraio. L’ipotesi è che il vaccino, che avrà il vantaggio di essere a singola dose, abbia una efficacia di almeno l’80%. Lo scorso dicembre Janssen, ha avviato la rolling submission presso l’Agenzia europea per i medicinali (Ema).

Intanto l’azienda americana Moderna che ha prodotto il vaccino anti Covid-19 mRna-1273 e assicurerà all’Unione europea 160 milioni di dosi distribuite nel 2021 si aspetta “di essere in grado di supportare l’uso del vaccino negli adolescenti prima della fine dell’anno scolastico 2021, a condizione che siano disponibili dati provvisori robusti che dimostrino l’efficacia del vaccino in questa fascia di età” fa sapere la società interpellata dall’Adnkronos. Per quanto riguarda l’immunizzazione indotta dal vaccino Moderna, “al momento non ci sono test che confermano quanto possa durare, come non sappiamo quanto sia lungo il periodo di immunità per coloro che hanno contratto la malattia e sono guariti. I dati sulla durata ‘ad interim’ dello studio di fase 1 del vaccino – spiega l’azienda – hanno indicato che al giorno 119 (3 mesi) dopo la somministrazione della seconda dose gli anticorpi rimangono alti in tutti i partecipanti allo studio, e questi risultati sono coerenti in tutti i gruppi di età analizzati (18-55 anni, 56-70 e over 71)”.

I dati pubblicati su Nejm

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