La mancata realizzazione del nuovo Palacinema sull’isola del Lido aveva portato un anno fa al deposito degli atti per un danno erariale (12 milioni di euro) da parte della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti a carico di tredici persone. Ora il vice procuratore Giancarlo Di Maio ha citato in giudizio due funzionari, chiedendo un risarcimento per complessivi 4 milioni di euro. Si tratta innanzitutto dell’ingegnere Fabio De Santis, ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, coinvolto nel 2010 (con Angelo Balducci) nello scandalo del G8, chiamato in causa in quanto responsabile unico del procedimento (Rup). Gli viene chiesto un risarcimento di 2 milioni 876 mila euro. C’è poi il coordinatore della struttura di missione, l’ingegner Raniero Fabrizi (si occupò dei lavori del G8 sull’isola della Maddalena e della ricostruzione post terremoto in Abruzzo) a cui viene chiesto 1 milione e 232 mila euro.

Il caso ruota attorno alla mancata costruzione del Palacinema. I lavori si bloccarono dopo la scoperta nell’area di una discarica di amianto. Errori progettuali e mancate o carenti analisi preliminari sarebbero all’origine dello stop al cantiere che è rimasto per sette anni una voragine a cielo aperto, senza che si potesse costruire alcunché. Il che si è tradotto in uno spreco ritenuto colossale dai magistrati contabili. Il danno complessivo è stato quantificato in oltre 12 milioni di euro, ma secondo la Procura regionale della Corte dei conti, metà è a carico della ditta che aveva vinto l’appalto per i lavori, la veneziana Sacaim. Quest’ultima è però uscita di scena dopo aver firmato alcuni anni fa una transazione con il Comune, visto che aveva abbandonato il progetto. Ai due ingegneri restava, quindi, il concorso nella parte rimanente di circa 6 milioni di euro, che ha portato a fissare in circa 4 milioni il danno contestato a diverso titolo a ognuno di loro. La Procura ha invece ritenuto non responsabili altri funzionari, tra cui il commissario straordinario e due sub commissari che si occuparono del bando lavori che avevano un importo di 94 milioni di euro, e i componenti della Commissione tecnica.

L’inchiesta erariale cominciò nel 2011 dopo una esposto del Codacons. Il primo progetto risaliva al 2003, poi nel 2008 l’apertura del cantiere che scoprì l’esistenza dell’eternit. Ma in precedenza la Sovrintendenza aveva raccomandato di effettuare analisi preventive del sottosuolo perché il vicino Palazzo del Cinema era stato costruito negli anni Trenta con innalzamento del terreno avvenuto con materiale di scarto. E quindi era fondato il sospetto che l’area (ricavata con l’abbattimento di una pinetina e dove nell’Ottocento c’era una postazione militare austriaca) potesse richiedere una bonifica. Così gli scavi si interruppero e rimase una voragine colmata solo dopo parecchi anni. Tra progetti, lavori, cause e contenzioso, si è calcolato che quel buco sia costato qualcosa come una trentina di milioni di euro. De Santis ha obiettato di aver ricoperto la carica di Rup solo per un breve periodo e di aver passato la mano dopo il ritrovamento dell’amianto avvenuto all’inizio del 2009. Ma la giustificazione non gli è bastata ad evitare la citazione in Corte dei conti. Poi saranno i giudice a decidere.

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