Che Sars Cov 2 circolasse in Italia bene prima che la Cina, il 31 dicembre 2019, comunicasse all’Oms che un virus sconosciuto provocava polmoniti molto gravi, ormai è un dato di fatto. Alcuni studi hanno confermato la presenza del coronovirus in Italia a novembre e dicembre e c’è l’ipotesi che possa essere arrivato in Italia addirittura a fine estate. Uno studio internazionale, coordinato da Raffaele Gianotti dell’Università Statale di Milano, ipotizza che risalga a novembre 2019 “il primo caso documentato di presenza di Sars-CoV-2 in un essere umano”. La ricerca è stato pubblicata sul British Journal of Dermatology, la più prestigiosa rivista scientifica di dermatologia.

I ricercatori, analizzando le biopsie cutanee dell’autunno 2019, hanno scoperto il virus Sars-Cov-2 in una paziente di 25 anni che presentava come unico sintomo una dermatosi a novembre 2019. La biopsia, risalente a novembre 2019 – riferisce una nota dell’Università – ha mostrato la presenza di sequenze geniche dell’Rna del virus Sars-CoV-2, identificato tramite due tecniche differenti su tessuto cutaneo: immunoistochimica e Rna-Fish. Metaforicamente sono state trovate “le impronte digitali” del Covid-19 nel tessuto cutaneo.

“Dopo aver studiato le manifestazioni cutanee in pazienti con Covid-19 dell’area milanese – spiega Raffaele Gianotti, dermatopatologo dell’Università di Milano e della Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – ho riesaminato al microscopio le biopsie di malattie cutanee atipiche eseguite alla fine del 2019 in cui non era stato possibile effettuare una diagnosi ben precisa. Abbiamo cercato nel passato perché nei nostri lavori già pubblicati su riviste internazionali, abbiamo dimostrato che esistono, in questa pandemia, casi in cui l’unico segno di infezione da Covid-19 è quello di una patologia cutanea. Mi sono domandato se avessimo potuto trovare indizi della presenza della Sars-Cov-2 nella cute di pazienti con solo malattie della pelle prima dell’inizio della fase epidemica ufficialmente riconosciuta”.

“Nel caso della giovane donna è stato possibile dimostrare mediante indagini immunoistochimiche effettuate presso il nostro laboratorio la presenza di antigeni virali nelle ghiandole sudoripare” spiega Giovanni Fellegara, responsabile del Laboratorio di Anatomia Patologica del Centro Diagnostico Italiano commenta. Tale dato è stato poi confermato dal riscontro nelle stesse strutture di sequenze geniche dell’Rna virale identificato con la tecnica Rna-Fish effettuata presso l’Istituto Europeo di Oncologia.”Abbiamo dimostrato la presenza di sequenze virali SARS-CoV-2, anche quantitativamente scarse, sul preparato istologico del 2019 ed anche in sei pazienti del 2020 affetti solo da dermatosi ma senza sintomi sistemici da infezione Covid 19″ aggiunge Massimo Barberis, direttore dell’Unità Clinica di Diagnostica Istopatologica e Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia. La paziente, contattata a posteriori, ha riferito assenza di sintomi sistemici da infezione da Covid 19, la scomparsa delle lesioni cutanee dopo cinque mesi e la positività degli anticorpi anti Sars Cov 2 nel sangue periferico a giugno 2020. Sulla base dei dati presenti in letteratura mondiale questo è il più antico riscontro della presenza del virus SARS-CoV-2 in un essere umano.

Questo nuovo studio si aggiunge a quelli dei mesi scorsi che avevano rilevato la presenza del coronavirus nelle acque reflue del Nord Italia a dicembre 2019, quello dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano che aveva trovato gli anticorpi al virus nei pazienti di uno screening per il tumore del polmone tra settembre 2019 e marzo 2020, e quello del bambino milanese risultato positivo ad un test fatto all’inizio di dicembre 2019.

Lo studio sul British Journal of Dermatology

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