Il virus circolava a Milano già da dicembre 2019. La conferma di una ipotesi, già al vaglio degli scienziati, arriva da un tampone orofaringeo di un bambino, raccolto a fine novembre, quindi circa 3 mesi prima che venisse scoperto il paziente 1 a Codogno. A dimostrarlo è uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases. Il Laboratorio subnazionale accreditato Oms per la sorveglianza di morbillo e rosolia dell’ateneo firma il lavoro e Gian Vincenzo Zuccotti, presidente del Comitato di direzione della Facoltà di medicina e chirurgia, ne ha comunicato oggi i risultati. Uno studio dell’Istituto superiore di sanità aveva già verificato, lo scorso giugno, la circolazione del virus nelle acque reflue di Milano e Torino proprio a dicembre di un anno fa.

Il tampone era stato fatto a un bambino di 4 anni, che già dal 21 novembre aveva iniziato a stare male con tosse e rinite. Come si legge nello studio, il 30 novembre il bambino era stato portato al pronto soccorso con sintomi respiratori e vomito e il primo dicembre erano comparse macchie sulla pelle simili a quelle del morbillo. Il 5 dicembre, dunque 14 giorni dopo l’inizio dei sintomi, gli viene fatto un tampone orofaringeo per il morbillo, che analizzato poi successivamente ha mostrato che invece la causa era il Sars Cov 2. “L’idea – precisa Silvia Bianchi, una dei ricercatori – è stata quella di indagare retrospettivamente tutti i casi di malattia esantematica identificati a Milano dalla rete di sorveglianza di morbillo e rosolia tra settembre 2019 e febbraio 2020, risultati negativi alle indagini di laboratorio per la conferma di morbillo”. Il Sars CoV 2 può infatti dar luogo a sindrome simil-Kawasaki e manifestazioni cutanee, comuni ad altre infezioni virali, come il morbillo. Le iniziali descrizioni di tali sinti associati a Covid-19 sono arrivate proprio dai dermatologi della Lombardia. Lo studio, coordinato da Elisabetta Tanzi, dimostra la presenza nel tampone di Rna di Sars-CoV-2. Si tratta, dicono gli esperti, di un risultato che rivoluziona le conoscenze sulla diffusione spazio-temporale del nuovo coronavirus. Vi erano già state evidenze scientifiche, prima fra tutte quella relativa al ritrovamento del virus nelle acque reflue di Milano a metà dicembre 2019, che dimostravano che il virus circolasse da tempo indisturbato. Il fatto era ipotizzabile anche dal brusco impatto con cui si è manifestata la pandemia. La lunga e non riconosciuta diffusione di Sars-CoV-2 nel Nord Italia potrebbe spiegare, almeno in parte, l’impatto devastante della prima ondata di Covid-19, osservano ancora i ricercatori. Poco meno di un mese fa era emersa anche l’ipotesi che il virus circolasse anche prima della fine dell’autunno scorso dopo i risultati inattesi di uno studio dell’Istituto dei Tumori di Milano. Una circolazione sotto traccia che però non ha convinto del tutto la comunità scientifica. Almeno per ora.

“È indispensabile essere molto cauti riguardo alla notizia del bambino che avrebbe contratto Covid-19 a Milano nel dicembre 2019. Leggendo il lavoro con attenzione si scopre che la sequenza virale determinata è identica a quella di molti virus che stanno circolando. Questo non permette di escludere che si tratti di una contaminazione, più facile se si usa un test Pcr ‘fatto in casà come quello descritto dai colleghi” scrive su Facebook il virologo Roberto Burioni, docente dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano –
“La ricerca è molto interessante ma per affermare che il virus era qui dall’anno scorso ci vogliono dati più solidi”. Comunque a fine aprile fu diffusa la notizia che in Francia il possibile paziente zero risalisse in realtà al 27 dicembre mentre a fine maggio di alcuni virologi spagnoli dichiararono di aver trovato tracce del nuovo coronavirus in un campione di acque reflue raccolte a Barcellona addirittura nel marzo 2019.

L’abstract dello studio

Foto di archivio

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