In Veneto si può uscire tranquillamente dal proprio comune, anche nei giorni di zona arancione, ovvero dal 28 al 30 dicembre e il 4 gennaio in barba al decreto del governo. Basta essere cacciatori. La sconcertante concessione viene da una circolare emessa dal dirigente regionale della Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione ittica e faunistico-venatoria e inviata a una cinquantina di destinatari, fra cui le Province, le Prefetture e le associazioni venatorie. A denunciare il fatto è Andrea Zanoni del Pd, presidente della sesta commissione della Regione Veneto, che scrive: “Nel voler fare un favore ai soliti noti, la Regione ha partorito un bel pasticcio. Con una circolare viene stabilito che nelle giornate arancioni si possa cacciare anche fuori dal proprio Comune per raggiungere le aziende faunistico venatorie, gli ambiti territoriali di caccia e i comprensori alpini di cui fanno parte”.

La circolare fa riferimento agli “interventi di controllo e gestionali a carico della fauna selvatica, delle attività e azioni di vigilanza, controllo, prevenzione e repressione di infrazioni e reati nell’ambito dell’attività di prelievo venatorio ed ittico, effettuati sia da personale d’istituto che da operatori volontari e guardie volontarie” oltre alle “attività in materia di prelievo venatorio”. Quindi anche i cacciatori. Infatti la richiesta di deroga è stata avanzata all’assessore regionale competente dalle Associazioni Venatorie regionali Anuu, Enalcaccia, Arcicaccia, Eps, Anlc e Fidc. A sostegno della deroga ci sarebbe anche un parere dell’Avvocatura regionale. E così si ritiene che tra le giustificazioni utilizzabili per lasciare il proprio comune ci siano anche “l’attività di prelievo venatorio” e gli “spostamenti extra-comunali connessi per l’esercizio della stessa”.

“Peccato che il Dpcm dello scorso 3 dicembre dica tutt’altro. – dichiara Zanoni – Il testo del Governo è chiaro: ‘È vietato ogni spostamento in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune’. Non si fa alcun riferimento ad attività ludiche o sportive che possano derogare al divieto”. Zanoni aggiunge: “A rendere grottesca la situazione è il fatto che nella circolare della Regione, per supportare la propria tesi, vengano citati anche riferimenti normativi inesistenti. A partire dall’ordinanza di Zaia del 17 dicembre 2020 che è già scaduta. Poi viene citato un comma del Dpcm che nulla ha a che fare con la caccia, poiché si occupa di attività commerciali, prodotti agricoli e florovivaistici, edicole, tabaccai, farmacie, parafarmacie. Capisco la smania di voler compiacere la solita lobby amica, ma qui si va oltre e si rischia addirittura di danneggiarla”.

Zanoni ha anche scoperto che “la circolare regionale si scontra con quelle che le polizie provinciali hanno inviato la scorsa settimana alle associazioni venatorie dove hanno ben specificato che nelle giornate arancioni si può cacciare ‘esclusivamente all’interno del comune di residenza’: chi sconfina è passibile di salate sanzioni, da 400 a 1000 euro”. Conclusione di Zanoni: “Trovo grave che la Regione all’ultimo minuto se ne esca con un provvedimento utile a consentire ancora privilegi al mondo venatorio. Un provvedimento che è un obbrobrio, privo di basi giuridiche e con citazioni normative sbagliate. Chiedo direttamente al presidente Zaia di farlo ritirare quanto prima, per evitare ulteriori problemi sia agli addetti alla vigilanza che agli stessi cacciatori”.

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