La traversata durerà altri 2 anni e mezzo. Secondo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: “Le proiezioni per i prossimi anni, seppur circondate da un’incertezza senza precedenti, suggeriscono che nel nostro paese il Prodotto interno lordo non recupererà il livello registrato alla vigilia dello scoppio della pandemia prima della seconda metà del 2023“. Visco ha poi rimarcato come “ancor più tempo sarà necessario per riuscire a tornare ai valori del 2007, precedenti la doppia recessione causata dalla crisi finanziaria globale e da quella dei debiti sovrani dell’area dell’euro. Si tratterà, quindi, di un sostanziale ristagno dell’attività economica nel complesso di circa un ventennio, dopo un lungo periodo, peraltro, di crescita in media gia’ debole”

Il governatore ha ricordato come “con una popolazione calante, continuare a migliorare gli standard di vita e riportare la dinamica del prodotto intorno all’1,5% (il valore medio annuo registrato nei dieci anni precedenti la crisi finanziaria globale) richiederà un incremento medio della produttività del lavoro di poco meno di un punto percentuale all’anno“. Si tratta, ha spiegato “di un obiettivo alla nostra portata ma che, per essere conseguito, necessita un netto recupero nei campi della ricerca, della digitalizzazione e dell’istruzione”.

Panetta

Molto dipenderà da come ci giocheremo la partita Recovery fund. Se ben gestiti e ben indirizzati i fondi potrebbero garantire una spinta al Pil fino a 3,5 punti percentuali, secondo quanto stimato dalla Banca centrale europea. Sull’uso dei fondi Visco sottolinea come potrebbe comportare un “straordinario sostegno per colmare i ritardi nella ricerca, nella digitalizzazione e nella trasformazione in una economia a basse emissioni inquinanti, può provenire dalle risorse del programma Next Generation EU. Il piano, che entra ora nella fase cruciale della definizione e dell’attuazione degli interventi, deve favorire un rafforzamento del tessuto produttivo e della capacità di azione delle nostre amministrazioni pubbliche”.

Le imprese italiane sono ancora troppo piccole, avverte il governatore, e occorre “attuare riforme volte a creare condizioni più favorevoli alla crescita delle imprese, ridurre gli oneri amministrativi e burocratici che ne ostacolano gli investimenti, aumentare la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici. Se le imprese italiane avessero la stessa struttura dimensionale di quelle tedesche, la produttività media del lavoro nell’industria e nei servizi di mercato sarebbe superiore di oltre il 20 per cento, superando anche il livello della Germania. Per questo motivo, è essenziale”.

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