Questo accade nel Niger per la seconda volta. La Costituzione della settima repubblica ha compiuto, in sordina, il decimo anniversario di esistenza il 25 novembre scorso, giorno della sua promulgazione. Il Niger, giovane Repubblica ospite del Sahel che, tra le rive del mare chiamato Sahara, naviga come una nave di sabbia tra le intemperie delle democrazie “tropicalizzate” di questi tempi. Nel nostro piccolo cerchiamo di ricordare quanto oggi scomoda delle parole scritte dopo un colpo di stato militare concepito come transizione per una rinnovata legittimità costituzionale.

Passano gli anni e le stagioni ma rimangono le istituzioni a dare fragile perennità all’architettura della civile convivenza nel Paese. Le istituzioni, naturalmente, valgono quanto le persone che le abitano vogliano o sappiano farne. Alll’inizio di tutto, lo sappiamo, dovrebbe trovarsi il popolo, nel quale risiede la sovranità che si esercita attraverso i propri rappresentanti o per referendum.

Il problema è che l’idea di “popolo” rischia di essere un’astrazione giuridica non suffragata da una reale identità. Si parla di un popolo delle città, delle campagne, degli allevatori nomadi, dei commercianti sedentari, dei migranti e ci si dimentica di quello degli “invisibili”, che non hanno né volto né voce e che sono la maggioranza.

La prima domanda che la costituzione dovrebbe porre agli interessati è quella dell’esistenza reale di un popolo composto da cittadini riconosciuti come tali ogni giorno dell’anno e non solo nelle elezioni. Sovranità e popolo camminano assieme come amici di lunga data perché li unisce un destino comune. La sovranità nazionale appartiene al popolo, recita l’articolo 4.

La sovranità, etimologicamente derivata da “sovrano”, si presenta come un concetto sovversivo di ogni di svuotamento della stessa, da qualunque parte esso si manifesti. Si tratta dell’autorità suprema nello stato e non c’è nulla che, in questo ambito, possa uguagliarla. Sappiamo per esperienza che il potere può mettere in opera una serie di accorgimenti per limitare, controllare o confiscare la sovranità del popolo.

Uno dei sistemi più noti nei Paesi del Sahel e altrove nel mondo, è quello di fare di tutto per conservare il popolo nella miseria. Sarà poi un gioco elementare comprarlo e manipolarlo a tempo debito e in particolare al momento di scegliere chi dovrà rappresentarlo, e cioè le elezioni, che di democratico hanno solo il nome. Il denaro e le fallaci promesse di prosperità, così ricorrenti nelle “sabbiose” campagne elettorali di queste parti, si capiscono meglio quando riferite alle condizioni di vita di coloro che altrove sono definiti come “cittadini”.

In effetti, ed è questo il punto, perché la sovranità possa esercitarsi occorre la messa in pratica di quanto affermato nella carta costituzionale à proposito di chi compone il popolo e cioè i nigerini. Essi, nati e rimasti liberi ed eguali hanno, secondo l’articolo 12 della Costituzione, il diritto alla vita, alla salute, all’integrità fisica e morale, ad una alimentazione sana e sufficiente, all’acqua potabile, all’educazione e all’istruzione nelle condizioni definite dalla legge. Lo Stato è chiamato ad assicurare a tutti la soddisfazione dei bisogni e servizi essenziali per una piena realizzazione umana. Ciò accade raramente.

L’altro accorgimento usato per la confisca o la limitazione della sovranità è ciò che si può chiamare la “manipolazione“. Essa si basa su alcuni fattori che hanno quasi sempre offerto garanzie di riuscita. La menzogna, la paura e l’ignoranza ne sono i capisaldi più noti. Il primo di essi, la menzogna, è quanto di più efficace si possa immaginare.

Essa propone una lettura delle realtà che non corrisponde al reale ma a quanto del reale si vuol far apparire. Le cose vanno bene, anzi, non sono mai andate così bene da quando il regime ha preso il potere. I mezzi di comunicazione danno notizie verosimili e non fanno che elencare i successi dei piani di sviluppo e le realizzazioni compiute negli anni dei mandati presidenziali.

La paura è l’atro elemento che da sempre è utilizzato per governare il popolo. Se i nemici non ci sono si fabbricano, si incentivano, si aiutano ad essere ancora più nemici di prima. Cosa si farebbe senza nemici. La Comunità Internazionale questo l’ha ben capito e finanzia con larghezza l’ultimo baluardo nei confronti dei barbari.

E, infine, l’ignoranza che si coltiva con determinazione e coerenza per decenni in modo da imperare dividendo i cittadini tra schiavi, sudditi e soprattutto elettori di chi detiene e vuole conservare il potere. Dieci anni sono pochi davvero per una Costituzione. Ai cittadini di sabbia viene affidata una repubblica di nome Niger.

Niamey, 29 novembre 020

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