Crédit Agricole Italia, controllata per il 75,6% da Crédit Agricole, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria da 737 milioni per il Credito Valtellinese. La combinazione tra i due istituti dovrebbe consolidare la posizione del gruppo come sesta banca commerciale in Italia e diventare settima per totale attivi e numero di clienti, raggiungendo una quota di mercato del 5% a livello nazionale. A seguito dell’offerta, Credit Agricole Italia intende procedere alla fusione per incorporazione di Credito Valtellinese in Credit Agricole Italia al fine di consentire un’effettiva integrazione delle proprie attività con quelle di Creval. I sindacati hanno per ora espresso parere favorevole. Dopo l’annuncio Creval ha archiviato la seduta a Piazza Affari con una fiammata del 24%.

Il gruppo francese si aspetta che l’operazione produca un incremento dell’utile per azione al 2022 e generi un Return on Investment maggiore del 10% in 3 anni, basato solo su sinergie di costo e di funding. L’acquisizione rappresenta un’opportunità di crescita soprattutto in termini di copertura geografica con un significativo rafforzamento nel Nord Italia (70% del numero delle filiali pro forma). E in particolare il raddoppio della quota di mercato in Lombardia (dal 3% a più del 6%), dove Credito Valtellinese opera con più del 40% delle proprie filiali, diventando la settima banca nella regione. Ma anche un aumento dimensionale in Piemonte, nelle Marche e nel Lazio e accesso a nuove regioni, incluse le aree metropolitane più dinamiche della Sicilia, oltre che la Valle d’Aosta e il Trentino.

Credit Agricole Italia “non ha mai aperto tavoli negoziali con altre banche e non ha avuto pressioni dai regolatori su nessun dossier in Italia. Abbiamo preso la decisione negli ultimi 30 giorni, valutando le possibili sinergie”, ha detto Giampiero Maioli, ceo di Crédit Agricole Italia e capo del Crédit Agricole Group per l’Italia. “Mi è difficile parlare di qualcos’altro quando stiamo ancora aprendo un’operazione come questa, soggetta ai tempi regolamentari. Questa operazione ci dà la possibilità in termini di capitale di investire di più e di avere più possibilità sulla crescita organica”.

Il segretario generale della Uilca-Uil Massimo Masi ha espresso “parere favorevole” all’Opa dicendosi “rassicurato” dal fatto che “sia gestita dalla parte italiana del gruppo e guidata dall’amministratore delegato Giampiero Maioli“. L’operazione “rientra pienamente nella direzione di un rafforzamento e di una concentrazione dei grandi gruppi bancari, in linea con il percorso già tracciato di recente da Intesa Sanpaolo e Ubi“. “Ci auguriamo – è la sua conclusione – che comporterà pochi esuberi, poche chiusure di sportello e, al contrario, l’assunzione di molti giovani e una maggiore attenzione alle Pmi e all’economia italiana”. Per il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, l’opa “sembra andare nella direzione giusta avendo come obiettivo quello di costruire una realtà fortemente radicata sul territorio. Si tratta di due banche complementari come presenza nelle diverse aree del Paese. Se l’operazione dovesse concretizzarsi vi sarebbe un rafforzamento tanto in Lombardia che nel Mezzogiorno, specie in Sicilia dove il Credito Valtellinese vanta un forte insediamento. Il comportamento del gruppo in Italia autorizza ad essere fiduciosi che l’operazione non sia diretta solo al consolidamento del sistema, ma abbia come obiettivo la creazione di valore per tutti gli stakeholder”.

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