“Risanarsi” e “mettersi al passo dei cambiamenti”. Sono questi i compiti e la missione che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, vuole “affidare al prossimo cda e ai nuovi vertici” della Rai. Nuovi vertici che però “si insedieranno entro le scadenze previste“. Intanto però, ha detto Gualtieri in audizione in Commissione di Vigilanza, “non dobbiamo sprecare il tempo che resta all’attuale consiglio per iniziare a lavorare, avviando un confronto per un serio ripensamento dell’azienda e del suo modello organizzativo, discutendo anche sul modello di governance“. Per il ministro bisogna lavorare su tre pilastri: “Un indirizzo parlamentare chiaro ed utile, organi sociali di alto profilo e infine un nuovo management individuato tra persone del più alto livello manageriale”. Parole che almeno in parte spengono le polemiche scatenate questa mattina da Pd, LeU e Italia Viva, che hanno criticato la scelta dell’attuale consiglio di amministrazione di procedere alle nuove nomine e chiesto a Gualtieri un cambio di passo nella gestione Rai.

“L’audizione ha per fortuna cancellato le voci su una possibile proroga dei vertici Rai. Serve però chiarezza sui conti della Rai”, commenta il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro, in Commissione di Vigilanza. “È schizofrenico – ribadisce – che un amministratore delegato lanci l’allarme rosso sui conti della Rai per il 2020 e per gli anni futuri e negli stessi giorni si facciano infornate di nomine di vicedirettori di rete, oltre a pensare a una ventina di promozioni dirigenziale”. “Ringrazio il ministro Gualtieri per la chiarezza delle sue parole: bene la volontà del governo di sostenere e rafforzare la tv pubblica e l’impegno per una nuova governance di cui il servizio pubblico ha assoluto bisogno”, dice il presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone a margine dell’audizione. Anche a suo avviso “la proroga dell’attuale management sarebbe incomprensibile“. Questa mattina per il Pd aveva manifestato malumore direttamente il vicesegretario Andrea Orlando: “È grave che prima dell’audizione del ministro Gualtieri sulle prospettive della Rai, il cda proceda ad una nuova infornata di nomine alcune anche di rilevanza strategica“.

Intanto è arrivato appunto il via libera del consiglio di amministrazione Rai alle nomine di Maria Pia Ammirati alla direzione Fiction e di Pierluigi Colantoni alla direzione Nuovi Format. Ammirati, già vicedirettore di Rai1, poi alla guida di Rai Teche oltre che responsabile del Content RaiPlay, prende il posto occupato fino allo scorso giugno da Eleonora Andreatta, ora passata a Netflix. Per Rai1 vengono nominati i vicedirettori Angelo Mellone e Massimiliano De Santis, per Rai2, invece, Giorgio Buscaglia e Adriano De Maio. Oltre a queste quattro nomine, vengono poi confermati i vicedirettori già esistenti nelle tre reti generaliste. Nomine che fanno emergere anche il tema delle poche donne ai vertici di viale Mazzini: per questo l’ad Fabrizio Salini ha annunciato un progetto per il riequilibrio di genere.

Gualtieri ha fatto chiarezza in audizione anche sulle misure previste per garantire nuove risorse alla tv pubblica, dopo che i problemi economici hanno costretto l’amministratore delegato a rivedere i suoi piani, operando un contenimento dei costi. “Posso confermare che nella legge di bilancio c’è una norma per assegnare il 5% del canone a parziale compensazione dei mancati introiti legati alla crisi economica in atto. Lo Stato ha accolto l’invito rivolto non solo dalla Rai ma da un’ampia schiera di operatori che fanno parte dell’indotto. Risulta evidente che questo intervento debba essere accompagnato da un intervento più ampio e complessivo da parte del management”, ha spiegato il ministro dell’Economia. Il governo ha inserito nella manovra che è in arrivo alla Camera per la prima lettura una norma che prevede la restituzione delle risorse prelevate con il canone che il governo Renzi, con la legge di Bilancio 2015, aveva tolto.

Gualtieri ha spiegato che per il 2020 l’importo dell’extragettito “è pari a circa 190 milioni, di cui 105 milioni da riversare agli altri operatori radiotelevisivi e 85 milioni, il 5% del canone annuo, che rimangono allo Stato. Posso confermare in questa sede che nell’ambito della prossima legge di Bilancio è stata inserita una norma che prevede che tale ultimo importo sia riassegnato alla stessa Rai“. Gualtieri ha sottolineato che nel 2020 la Rai prevede “una perdita consolidata di 43 milioni di euro, con conseguente prevedibile ulteriore aggravio della posizione finanziaria netta, nonostante il fatto che per il 2020 siano venuti meno i costi che la Rai avrebbe dovuto sostenere per i campionati europei di calcio che non si sono tenuti a causa del Covid”.
“Sembra emergere – prosegue il ministro – che, a fronte di un andamento economico con risultati netti in perdita contenuta ma stabile negli ultimi esercizi, la struttura finanziaria evidenzi un peggioramento“.

“I problemi economici della Rai non riflettono solo la flessione congiunturale – è la riflessione di Gualtieri – ma mettono a nudo problemi strutturali che richiedono una rivisitazione del piano industriale. La tendenza all’incremento strutturale delle entrate da canone deve impegnare l’azienda a presentare un piano serio che razionalizzi le strutture per un equilibrio prospettico tra entrate e costi, anche con attenzione alla dinamica dell’occupazione che non penalizzi la capacità della Rai di essere attrattiva“.

“Anche l’informazione andrà ripensata – ha sottolineato ancora Gualtieri -. Oltre alla giusta esigenza di rappresentare in modo pluralistico tutte le opinioni e i punti di vista, anche quelli più critici, della politica italiana, occorre investire nella capacità di indagare e raccontare le grandi questioni del mondo che ci cambia intorno”. “Anche la missione di servizio pubblico va ripensata in questa ottica – ha affermato il ministro – con più capacità di fare network con le altre grandi emittenti europee e gli altri grandi editori per raccontare e rappresentare le potenzialità e le attese dell’Italia e degli paesi europei uniti nella Ue. Se è vero che attraversiamo una fase di straordinari cambiamenti globali, non possiamo non pensare che la nostra più grande azienda culturale debba non solo risanarsi, ma mettersi al passo dei cambiamenti, accompagnarli, raccontarli e anzi anticiparli“, ha concluso il ministro.

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