Reset. La Turchia prova a ripartire . Il week end appena trascorso è stato densi di colpi di scena. Sabato il presidente Recep Tayyip Erdogan ha sostituito il governatore della banca centrale: Naci Agbal ha preso il posto di Murat Uysal . Ieri il ministro del Tesoro e delle finanze, Berat Albayrak, genero di Erdogan, si è dimesso, ufficialmente per “ragioni di salute”.

Il cambio dei timonieri dell’economia turca ha dato uno scossone alla lira, la valuta del paese, che, nell’ultimo anno, ha perso il 40% nei confronti del dollaro e guida la classifica delle peggiori monete 2020. Oggi sui mercati è festa per tutti, ma la lira è finalmente riuscita ad invertire la sua tendenza guadagnando il 5%. Nuove nubi si addensano però sul cielo di Ankara. La nuova presidenza statunitense potrebbe rivelarsi meno accondiscendente della precedente, sanzionando il paese per le sue “scappatelle” con Mosca. La crisi in atto con la Francia può portare a nuovi problemi. Oggi il ministro francese agli Affari esteri Jean-Yves Le Drian, ha prospettato la possibilità di sanzioni europee se la Turchia dovesse insistere con la sua “politica offensiva” nel Mediterraneo e con le sue accuse di islamofobia nei confronti del presidente Emmanuel Macron.

La Turchia è un paese fortemente indebitato in dollari. Per attrarre investimenti dall’estero le aziende locali hanno emesso grandi quantità di obbligazioni denominate nella valuta statunitense. Significa che chi le ha sottoscritte riceve interessi e saldo finali in dollari. Ecco perché il cambio della valuta locale rispetto a quella statunitense è particolarmente importante e in grado di infliggere dolori all’economia locale. Più la lira si svaluta, più le aziende fanno fatica a rispettare i loro obblighi di debitori.

La normale politica per tentare di arginare una caduta della moneta comprende l’innalzamento dei tassi di interesse da parte della banca centrale. Ma il presidente Erdogan si è sempre opposto energicamente a questa ipotesi perché interessi più alti significano anche una stretta sul credito e quindi un rallentamento dell’economia. L’alternativa a disposizione della banca centrale è quella di utilizzare le sue riserve di dollari. Ossia usarli per comprare lire turche sul mercato. Se aumenta la richiesta di una moneta cresce anche il suo valore. Il problema è che le riserve turche si stanno assottigliando velocemente e pericolosamente senza che sinora si sia riusciti ad aprire un paracadute per la lira.

L’uscita di scena del ministro del Tesoro, marito della figlia di Erdogan, viene letta come possibile segnale di una politica economica economica meno legata ai diktat del presidente e più attenta ai dati reali. I prossimi sviluppi, la nomina di un nuovo ministro diranno se si tratta di speranze effimere o di qualcosa di più concreto. Oggi, nella sua prima dichiarazione da governatore della banca centrale, Naci Agbal non ha dato segnali di imminenti cambi di strategia nella gestione della politica monetaria del paese.

@maurodelcorno

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