Le elezioni boliviane di domenica 18 ottobre 2020 resteranno memorabili. A circa un anno dal golpe organizzato da bande fasciste e Forze armate contro il legittimo presidente Evo Morales, appena rieletto, il popolo boliviano contro ogni intimidazione, minaccia e ricatto ha confermato ad ampia maggioranza il proprio voto al Movimiento Al Socialismo.

La posta in gioco era ghiotta per le riserve di materie prime, come il gas, il litio essenziale per le auto elettriche, e altre. Per questo i centri del capitalismo internazionale, le multinazionali ed ovviamente l’amministrazione Trump avevano investito miliardi di dollari nell’impresa di rovesciare Evo ed impedire al popolo boliviano di esercitare il proprio controllo democratico, riappropriandosi delle risorse naturali che gli appartengono.

Molte sono le vittime dell’attacco alla democrazia subito in questo anno dal popolo boliviano. Vittime per le quali qualcuno dovrà pagare, ora che la democrazia è stata restaurata e poggia sulle solide spalle della nazione indigena e contadina, che si è adeguatamente organizzata per contrastare i nemici della democrazia. Ora però, il nuovo presidente Lucho è chiamato a fare pulizia nell’apparato dello Stato, cacciando a calci nel sedere militari e funzionari disonesti, corrotti, sleali e golpisti.

L’esperienza del Venezuela dimostra del resto che solo la fedeltà delle Forze armate alla Costituzione e alla Patria e l’organizzazione di autodifesa popolare diffusa rappresentano garanzie efficaci per la democrazia e lo Stato di diritto. Un ruolo particolarmente nefasto è stato svolto da un personaggio oramai totalmente screditato come il segretario dell’Organizzazione degli Stati americani, Almagro, che si è dato da fare in ogni modo per avallare la manovra antidemocratica, facendo circolare notizie false sull’andamento delle elezioni e preparando il terreno all’intervento brutale dei golpisti. Ora Almagro, come richiesto da molti, tra i quali il governo messicano, deve dimettersi immediatamente, affinché le redini dell’Organizzazione siano prese da persona maggiormente all’altezza.

In positivo, il messaggio che emerge con forza dalla vittoria del Mas e del popolo boliviano, talmente schiacciante che anche i suoi nemici più accaniti sono stati costretti a riconoscerla senza riserve, è che la democrazia può vincere nonostante i complotti del potere finanziario, delle multinazionali e le prepotenze dell’Impero. Un insegnamento da raccogliere sul continente americano e nel resto del mondo, dove la democrazia, specie negli attuali difficili tempi di Covid, rappresenta più che mai un problema acuto ed aperto.

L’insegnamento vale per altri Paesi latinoamericani come l’Ecuador, dove il popolo si appresta a dare il benservito al pessimo Moreno, che si è rivelato un indegno erede di Rafael Correa ed è tornato ai tradizionali rapporti di sudditanza nei confronti di Stati Uniti e multinazionali. O come il Cile, dove domenica 25 ottobre, a circa un anno di incessanti e massicce mobilitazioni popolari contro l’ingiustizia sociale ed economica determinate dalle politiche neoliberali, si è svolto il plebiscito col quale finalmente potrà essere superato il quadro costituzionale imposto dal dittatore genocida Augusto Pinochet.

O come il Venezuela, dove le elezioni del 6 dicembre, nonostante le sanzioni feroci imposte dagli Stati Uniti, si svolgeranno in un clima sereno e tranquillo e l’accorta politica del governo Maduro è riuscita ad ottenere la partecipazione anche delle più significative forze dell’opposizione. O come il Nicaragua, che pure si misura colle sanzioni e le politiche di destabilizzazione dell’amministrazione Trump che mira a rovesciare il governo di Daniel Ortega e del Fronte Sandinista. O infine per il più importante Stato latinoamericano, il Brasile, dove prima o poi Bolsonaro sarà chiamato a dare conto dei disastri, dalla pandemia dilagante al ritorno della fame, che ha causato – e dei crimini che ha commesso e continua a commettere.

Ma l’insegnamento vale anche per gli Stati Uniti devastati dal Covid e da quattro anni di pessimo malgoverno da parte di Trump. Quest’ultimo è pienamente consapevole del miserando destino che lo attende se perde il manto presidenziale, data la molteplicità di procedimenti che pendono su di lui per i motivi più vari, dall’evasione fiscale alle molestie sessuali, e quindi non lascerà nulla di intentato pur di restare in sella, contando fra l’altro sulla fedeltà della maggioranza della Corte Suprema, recentemente acquisita colla nomina di Amy Barrett. E giocando col fuoco della guerra civile, scatenando paramilitari e polizie segrete con licenza di sequestro in stile sudamericano.

Gli statunitensi democratici e antirazzisti, che sono certamente la maggioranza schiacciante di quel popolo, guardino quindi ai boliviani come un esempio. La democrazia può essere conservata ed ampliata anche nelle situazioni apparentemente più difficili e disperate, se c’è una salda volontà popolare.

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