I bambini devono aver commesso qualche delitto in un’altra vita o in questa. I bambini devono pagare per colpe non loro e con loro pagheranno le migliaia di società di sport di contatto dilettantistiche, che prima sono state costrette ad “impiccarsi” adeguandosi a legittime (e costose) precauzioni anti Covid e adesso scaricate come appestati da lazzaretto (giusto in tempo dopo aver versato nelle casse delle federazioni i soldi dei tesseramenti): l’essersi adeguate al rispetto delle regole ora è carta straccia.

Palestre e piscine hanno tempo una settimana per adeguarsi ai protocolli di sicurezza, uno sfregio a tutte le società dilettantistiche, in particolare a quelle che praticano sport all’aperto con bambini, le quali passano dalla rilevazione della temperatura a quella della frustrazione.

Il Presidente del Consiglio ha appena terminato la conferenza stampa per annunciare il nuovo DPCM. La sostanza, per i bambini, è questa: volete andare al parco? Procuratevi un cane, andate a giocare, ma se poi vi guardano male o chiamano la Polizia Municipale perché avete peccato non dite che non ve l’avevo detto. La scuola in presenza per ora è salva e se si ritrova così al centro del dibattito è solo merito di un virus. Ancora una volta i bambini rappresentano una minaccia, una rogna, una palla al piede: privarli del diritto al gioco, anche e soprattutto quando questo è all’aperto e non è fonte di crisi epidemica.

Di nuovo ai bambini viene costretto un ruolo da protagonisti, quello che li riduce a cittadini di taglia inferiore. Almeno c’è una buona notizia: potranno bersi uno spritz entro e non oltre la mezzanotte, rigorosamente seduti al tavolo. O precipitarsi a iscriversi in palestre e piscine (sempre se in regola) o, meglio ancora, in qualche sala scommessa (rigorosamente al chiuso).

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