di Francesco Spada

Si comincia a parlare con insistenza di un lockdown a Natale. Vari virologi lo paventano, a partire da Andrea Crisanti, che sembra sapere il fatto suo; parte del governo non lo esclude più con vigore, come accadeva alcune settimane fa. Io, personalmente, credo che ci si arriverà, perché con le varie dichiarazioni sembra stiano preparando la gente al peggio.

Al di là delle considerazioni sulla opportunità o meno di chiudere, che purtroppo nella maggioranza dei casi non sono oggettive, ma soggettive – ovvero ognuno di noi, egoisticamente, lega il proprio favore o meno al lockdown in base alle proprie situazioni familiari ed economiche più o meno felici – mi chiedo: visto che la situazione è degenerata, e lo è, sembra senza vie di scampo, non sarebbe il caso di avere il coraggio di fare un lockdown ora che i contagi ancora non sono tantissimi, che la situazione non è ancora allarmante, che una chiusura anche solo di due settimane potrebbe portare considerevoli benefici, che la chiusura è prevista anche il larga parte d’Europa?

E’ il caso di arrivare al Natale, e quindi con migliaia di contagi in più; con danni incalcolabili all’economia, vista la chiusura nel periodo commercialmente migliore dell’anno; con la gente che molto più difficilmente sopporterebbe una limitazione della libertà in un periodo in cui si scende da nord a sud per tornare a casa e le famiglie, anche vicine tra loro, tentano di ritrovarsi; con un lockdown che dovrebbe inevitabilmente avere una durata maggiore; con un forte, ed assolutamente da non sottovalutare, impatto psicologico sulla popolazione?

Non sarebbe ragionevole evitare un ulteriore ritardo nelle decisioni e sommarlo ai già colpevoli ritardi nella preparazione alla seconda ondata? Non sarebbe appropriato trovare un dialogo onesto e leale con le Regioni e avviare una chiusura, senza scaricabarile ma concordata e condivisa politicamente? Non sarebbe provvidenziale approfittare di un blocco ora, per approntare, in maggiore libertà, una soluzione per i mezzi di trasporto, il vero nodo nella diffusione dei contagi (altro che bar, ristoranti e partite di calcetto), ma cui nessuno ha l’ardire di mettere mano?

Non sarebbe giusto parlare apertamente alla popolazione e spiegare il bisogno di un ulteriore sacrificio, invece di mandare messaggi subliminali che vogliono preparare al peggio ma che, inevitabilmente, sono destinati a non riuscirvi?

Io credo che, se davvero ritengono che si giungerà ad un nuovo lockdown, debbano avere il coraggio di anticiparlo, di non arrivare al punto di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, di deciderlo prima che inizi novembre. Credo che una decisione del genere, manifestata lealmente e condivisa umanamente, pagherebbe sia dal punto di vista del consenso ora che dal punto di vista della ripresa economica dopo.

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