di Andrea Cozzolino*

L’ultima tornata elettorale è stata storica da diversi punti di vista. È stata la prima volta nella storia repubblicana di urne aperte in un contesto di massimo allarme sanitario, e alla vigilia del voto in molti ipotizzavano una partecipazione bassissima.

Come sappiamo non è andata così. Il numero degli astenuti resta altissimo, ma l’affluenza alle urne è stata sorprendente e in alcuni casi, come in Campania, addirittura maggiore delle precedenti elezioni. Abbiamo il dovere di provare a capire il perché di questa partecipazione a suo modo straordinaria.

È probabile che per la prima volta nella loro storia le Regioni abbiano rappresentato per i cittadini un riferimento concreto, in particolare dopo lo scoppio della pandemia. La maggiore partecipazione nelle Regioni in cui si votava per il rinnovo, rispetto a quelle in cui si votava solo per il referendum, può essere letta in questo senso.

Ma è ancora una volta il voto per i sindaci a essere il più sentito dai cittadini.

Fatte queste premesse, è possibile provare una valutazione di carattere politico. Partiamo dal dato referendario. La schiacciante vittoria del Sì, che ho sostenuto, era prevedibile ma non scontata. È la prima volta che un voto popolare conferma una riforma costituzionale, nella parte riguardante gli assetti parlamentari. Bisogna però guardare con rispetto al 30% del No, e soprattutto interrogarsi sugli effetti politici e istituzionali della riforma.

Adesso si apre una strada enorme per proseguire il percorso riformatore, in primis con una legge elettorale adeguata. Va sottolineato: senza la vittoria del Sì questo percorso non avrebbe mai potuto avere inizio.

C’è infine da analizzare il voto regionale, anche in vista dell’importante turno amministrativo del 2021. È difficile desumere un collegamento netto con la politica nazionale, sia per l’effetto che il Covid ha avuto sull’esito della consultazione, sia perché la coalizione di governo, a torto o a ragione e fatta salva la Liguria, ha compiuto scelte diverse sui territori. Alcune cose però sono emerse dal voto. Partendo dagli sconfitti, è evidente la crisi di leadership della Lega e di Salvini.

Al contrario il voto ha premiato l’attenta conduzione di Nicola Zingaretti nel Pd. Certo, il centrodestra resta solido e forte. Ciononostante l’attuale alleanza di governo rappresenta ancora una valida alternativa elettorale alle destre. È un tema aperto che può prendere diverse direzioni.

I Cinquestelle sono nel pieno di un travaglio e di una profonda trasformazione politica. È una metamorfosi ricca di complessità, in cui non va sottovalutato il rapporto con una grande parte della popolazione che ha visto in quella forza il grimaldello per far saltare gli equilibri politici nel Paese.

Ma anche nel Pd il confronto è impegnativo. Dopo la sconfitta del 2018, è tornato al governo grazie ai macroscopici errori di Matteo Salvini, ma è ben lungi dall’aver risolto i suoi problemi, in particolare riguardo al carente radicamento popolare. Zingaretti sta mostrando grande equilibrio, ma occorre molto di più.

Non c’è dubbio che la novità di questa tremenda esperienza pandemica, sul piano politico, sia rappresentata da come il presidente Conte ha affrontato l’emergenza. Conte ha avuto la capacità, in giornate drammatiche, di parlare al cuore, alla testa e alla pancia del Paese. Ha offerto un punto di approdo a chi si trovava precipitato nella più profonda disperazione. È un patrimonio da non disperdere. In vista del voto per le grandi città, ma anche per le Politiche. Anziché chiedere a varie forze politiche di aggregarsi al centrosinistra, così da costruire la cosiddetta ‘terza gamba’, dovremmo prodigarci di più per non disperdere quanto fatto dal governo Conte.

So che ancora in tanti e per ragioni diverse non si riconoscono pienamente nelle due principali forze di governo, ma è necessario uno sforzo di unità.

Napoli sarà un banco di prova cruciale. Bisognerà provare a costruire un soggetto che si ispiri esplicitamente a questa esperienza, che affianchi Pd, M5S e altri, nel confronto con gli elettori. Perché Napoli ha davvero bisogno, come tutta l’Italia, di una nuova classe dirigente, di un nuovo profilo programmatico. Il doppio turno non deve tentarci ad andare divisi per poi unirci.

Il voto nelle grandi città deve rappresentare la grande prova per le Politiche, offrendo agli elettori un’ampia e coerente alleanza di governo per il centrosinistra. Per quanto mi riguarda proverò a dare una mano in questa direzione, perché si vinca a Napoli e in Italia.

* Parlamentare europeo del Pd. E’ membro della commissione Affari regionali e presidente della Delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb.

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