“Franco, oh Franco”: no, non è il noto sketch del comico calabrese Franco Neri, ma un’invocazione vera, disperata, che arriva all’unisono da un ragazzo che l’ha fatta grossa, per due volte, e da milioni di persone che lo guardano. Il Franco dell’invocazione è Baresi. Ma prima di capire perché il ragazzo e le persone di sopra lo eleggono a titolare delle proprie (vane) suppliche, è opportuno guardare al contesto. È il 1992, girone di qualificazione ai mondiali americani: le avversarie sono Scozia, Portogallo, Estonia, Malta e poi la Svizzera. Insomma, tutt’altro che insormontabile. Insidioso certo, ma suvvia: nessuna delle avversarie può minimamente contare sui campioni che ha l’Italia. Una difesa d’acciaio con il blocco Milan, e dunque Tassotti, Costacurta, Maldini e appunto Franco, inteso come Baresi, seppur con un grosso punto interrogativo, un mix enorme di talento e quantità a centrocampo tra Albertini, Dino Baggio, Fuser, Donadoni e un attacco che oggi varrebbe di diritto un titolo mondiale senza neppure giocare, tra Roby Baggio, Signori, Casiraghi, Roberto Mancini, Zola, Lentini, Massaro e ci si ferma per decenza.

E i portieri? In porta la fase è di transizione: l’epoca della diarchia Zenga-Tacconi è finita, Sacchi ha deciso così. Si punta su Marchegiani del Torino, affacciatosi da poco ai grandi palcoscenici dimostrando già di essere un ottimo portiere, e Gianluca Pagliuca, con alle spalle un curriculum più ricco del collega granata (uno scudetto e una finale Champions alla Sampdoria, per intenderci). Per il mister di Fusignano il titolare però è Marchegiani. Il passaggio di consegne tra Zenga e il numero uno granata era già avvenuto nelle ultime amichevoli di giugno 1992, e ottobre si inizia a fare sul serio. A Cagliari la prima partita del girone: il 14 ottobre 1992 contro c’è la Svizzera di Roy Hodgson. Gli elvetici non hanno gran tradizione calcistica, mancano a un mondiale dal 1966, ma hanno tirato su una covata interessante con qualche talento niente male: spiccano il giovane trequartista Ciriaco Sforza, l’attaccante Chapuisat, già titolare al Borussia Dortmund e l’ala Alain Sutter. Poco tuttavia per pensare di impensierire l’Italia di Sacchi già proiettata al primo posto del girone, con qualche pensiero riservato al massimo al Portogallo di Figo, Futre e Joao Pinto.

A Cagliari dunque deve essere poco più di una passeggiata, pure se manca Franco: con Sacchi non c’è feeling, non in quel periodo e il Kaiser rinuncia alla maglia azzurra. Sacchi sposta Maldini al centro con Costacurta: a sinistra va Di Chiara. Ma Kaiser Franz è Kaiser Franz: un capo che anche a gesti coordina i suoi. E non c’è quando Sutter piazza un cross quasi innocuo. Qui, dopo un quarto d’ora di gioco inizia l’incubo di Marchegiani: il numero uno vede che al centro arriva di gran carriera Knup, i centrali sono in ritardo, e decide di uscire… a vuoto però, visto che la palla scavalca sia lui che il centravanti svizzero e finisce a Ohrel, che la tocca morbida e la mette in rete per il vantaggio elvetico. Poco male: è un mezzo errore quello del numero uno azzurro, ma c’è tempo e ci sono i mezzi per recuperarla.

Ma passano due minuti e accade l’imponderabile: su un retropassaggio di Costacurta, sporco ma non incontrollabile, Marchegiani azzarda un dribbling su Chapuisat. Attenzione: il 1992 è epoca di portieri fortissimi tra i pali e nelle uscite, ma coi piedi no, d’altronde la regola del divieto di bloccare il pallone con le mani sul retropassaggio risale solo a un anno prima. Il dribbling su Chapuisat dunque: Marchegiani la tocca di sinistro, male e in maniera prevedibilissima, lo svizzero la prende facilmente e segna a porta vuota mentre Pizzul resta per qualche secondo in silenzio, sorpreso da quello che poi definirà “Erroraccio di Marchegiani, errore incredibile di Marchegiani”. Nel finale l’Italia riesce a fatica a riprendere in extremis quella partita con Baggio ed Eranio, ma rischiando grosso. Il giorno dopo i giornali sottolineeranno l’errore e soprattutto saranno un tripudio di invocazioni per il ritorno di Baresi. Marchegiani non riprenderà il suo posto tra i pali: sarà Pagliuca a giocare da allora in poi. Anche al mondiale americano, pur tra le varie incertezze, sarà il numero uno doriano il titolare salvo le due gare contro Messico e Nigeria in cui è squalificato. Marchegiani sarà dunque il secondo di Pagliuca, per poi perdere definitivamente la nazionale in favore di Peruzzi. Chissà se ci fosse stato Franco in quella partita come sarebbe andata.

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