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Retromarcia sugli stadi, il presidente Figc Gravina: “Consci che ora la riapertura deve essere messa in secondo piano”

La nota del numero uno della Federcalcio che chiede di mettere fine alle critiche sul protocollo e sulle decisioni prese: "La Figc ha condiviso un percorso chiaro con i ministri Speranza e Spadafora e solo grazie al rapporto di fiducia e collaborazione che si è instaurato potremo fronteggiare tutte le difficoltà connesse a questa terribile pandemia"
Retromarcia sugli stadi, il presidente Figc Gravina: “Consci che ora la riapertura deve essere messa in secondo piano”
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Di fronte al continuo aumento dei nuovi casi di coronavirus in Italia, arrivati oggi abbondantemente sopra quota 4mila, anche il calcio deve ridimensionare le sue priorità. E smettere di chiedere che le tribune vengano riaperte al pubblico, oltre la soglia attuale dei mille spettatori all’aperto. Questo è il ragionamento contenuto nella nota firmata dal presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina: “Siamo consci che, con una tale recrudescenza dei contagi, in questo momento la riapertura degli stadi deve essere necessariamente messa in secondo piano“. Non solo, Gravina ribadisce anche la fiducia nel governo: “La Figc ha condiviso un percorso chiaro con i ministri Speranza e Spadafora e solo grazie al rapporto di fiducia e collaborazione che si è instaurato potremo fronteggiare tutte le difficoltà connesse a questa terribile pandemia“.

Una presa di posizione che arriva a pochi giorni di distanza dall’ultima critica, arrivata per bocca del ct della Nazionale, Roberto Mancini: “La mia idea rimane la stessa: in quasi tutta Europa ci sono persone sugli spalti a guardare le partite”, aveva detto il tecnico in conferenza stampa. La Lega Serie A e Figc, così come i presidenti di alcuni club che avevano trovato sponda in molti governatori regionali, avevano spinto nelle precedenti settimane per arrivare ad avere l’apertura degli stadi con capienza al 25%. Un’idea che era stata presa in considerazione dal ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e da altri membri dell’esecutivo, in un momento in cui i contagi giornalieri erano ancora inferiori a 2mila. Le Regioni avevano anche provato a forzare la mano per avere il via libera, ma era arrivata la bocciatura del Comitato tecnico-scientifico, che rimandava proprio a una valutazione sulla base dei dati di inizio ottobre.

Nel frattempo anche la Serie A ha pagato l’acuirsi della pandemia. Dopo il focolaio al Genoa e il caso Juventus-Napoli, c’è stata la positività del presidente della Lega Serie A Paolo Dal Pino e ora i 4 casi all’Inter. Soprattutto la decisione della Asl campana di disporre la quarantena per tutti i giocatori azzurri, fermando la partenza del Napoli verso Torino, ha messo in discussione la validità del protocollo messo a punto per il calcio professionistico e validato dal Cts. Un protocollo che Gravina oggi ha nuovamente difeso: “Negli ultimi giorni si sono susseguite una serie di dichiarazioni che alimentano confusione e inutili tensioni. Quello che chiediamo è l’applicazione rigorosa del protocollo in essere da parte di tutti, perché rappresenta l’unico strumento attuabile in grado di garantirci il prosieguo delle competizioni sportive, così come sono iniziate”.

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