A tre giorni allo svolgimento della prova preselettiva per il concorso Rai dedicato ai giornalisti alla Fiera di Roma, ancora non si placano le pressioni per fermare la macchina concorsuale avviata dalla tv pubblica ormai più di un anno fa. Ultime in ordine di tempo sono state le Sardine, che con un post su Facebook hanno annunciato di aver “contattato l’ufficio stampa del Presidente del Consiglio Conte per chiedergli di intervenire e fermare questa assurdità“. La loro tesi è che è, proprio mentre “il governo prepara un nuovo Decreto legge che imporrà regole ferree di distanziamento sociale per contrastare l’epidemia” e in Regione Lazio aumentano i contagi, sabato 10 ottobre arriveranno alla Fiera “3.772 aspiranti giornalisti“. Tutti riuniti in “1 ambiente chiuso” per “6 ore”. A sollevare dubbi sull’opportunità di svolgere la selezione è stata anche la senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena che ha presentato un’interrogazione parlamentare al premier e ai ministeri coinvolti. Dal canto suo Viale Mazzini assicura che tutto “si svolgerà in sicurezza”: l’azienda ha previsto un rigido protocollo anti-Covid e allestito “sette padiglioni per poter mantenere le distanze interpersonali”. Anche il Segretario nazionale dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, difende la scelta di andare avanti e attacca la politica: “Tutti invocano la trasparenza, ma poi fa paura a qualcuno”.

Il concorsone è stato indetto nel giugno 2019 per assumere 90 giornalisti professionisti da destinare alle sedi locali della Rai, da anni a corto di personale. I candidati che hanno presentato domanda sono 3.772, distribuiti in tutte le Regioni coinvolte nel bando. Inizialmente la prova preselettiva era prevista per il dicembre 2019, poi è slittata a febbraio e, causa pandemia, è stato tutto rimandato a dopo l’estate. Ma non appena data e luogo sono stati ufficializzati – come spesso accade per le selezioni pubbliche in Rai – sono partite pressioni per fermare tutta la macchina organizzativa, tra chi accusa la tv di Stato di sprecare soldi pubblici e chi lancia l’allarme sul rischio contagio. “Perché non trovare un metodo alternativo, utilizzando sistemi da remoto? Perché imporre a 3772 persone lo spostamento da tutta Italia per concentrarsi in un’unica sede al chiuso?”, si chiedono le Sardine sui social. “Perché, se il sistema da remoto è effettivamente inutilizzabile, non si possono organizzare esami in simultanea nelle varie regioni, evitando spostamenti e garantendo un numero molto più basso di persone nella stessa stanza? Perché un ente pubblico si concede un tale rischio, mentre ai privati cittadini sono imposte – giustamente – regole stringenti? Il sonno della ragione genera assembramenti“, tuona il movimento di cui è portavoce Mattia Santori.

In realtà l’azienda già nei giorni scorsi ha chiarito quali sono le procedure di sicurezza previste, rilasciando un comunicato per rispondere alle accuse provenienti dalla politica e anche dal mondo del giornalismo. “I protocolli validati dalla Direzione Safety e Security del Servizio Pubblico – si legge – prevedono l’utilizzo di sette padiglioni per poter mantenere distanze interpersonali tra i partecipanti superiori a quelle previste dalle attuali disposizioni anti Covid-19“. Prevista la misurazione della temperatura (con divieto di accesso per chi ha più di 37,5°), il soccorso medico, l’accesso alle strutture della Fiera “con orari scaglionati in tre turni (9.00, 9.30, 10.00) e da due diversi ingressi (ingresso Est e ingresso Nord)”, oltre che l’obbligo di mascherina protettiva “di tipo chirurgico o FFP2 senza valvola o FFP3 senza valvola o KN95 senza valvola”. Una volta all’interno, spiega ancora la Rai, i candidati saranno indirizzati verso il padiglione di riferimento “attraverso sensi unici di marcia e con una distanza minima di almeno 1 metro dagli altri partecipanti”. Ultimate queste operazioni, “il candidato verrà dotato di un pennarello, che utilizzerà per la prova e con il quale, in questa fase, firmerà il registro delle presenze, dopo di che’ riceverà una scheda anagrafica. I commissari e i segretari della prova indosseranno dispositivi di sicurezza e saranno schermati grazie ad una parete di plexiglass“. Garantita la distanza minima di 1 metro tra i banchi.

A tentare di placare le polemiche ci ha pensato anche Di Trapani, che su Facebook ha avvertito: Ci stanno provando ancora una volta a bloccare la Selezione pubblica della Rai. Nell’Italia dell’era Covid19 si svolge il concorso per la scuola (il prossimo 22 ottobre), si vota per le elezioni amministrative, si effettuano concorsi per assunzioni da parte dei Comuni, si fanno test di ammissione all’Università, ma per qualcuno non si potrebbe tenere la prima prova della Selezione Rai”. Il segretario del sindacato Rai sottolinea che è doveroso “chiedere le massime garanzie e le più ampie tutele affinché i 3.722 candidati possano partecipare riducendo i rischi”, ma avvisa che “fermare ora le procedure per la prima prova vorrebbe dire bloccare per sempre la Selezione pubblica”. Di fronte all’ipotesi di “spacchettare” in 16 Regioni la prova, sostiene che in quel caso sarebbe impossibile “assicurare la massima trasparenza”. Poi rivendica il suo operato: “L’Usigrai ha voluto con forza la Selezione pubblica per giornalisti, perché l’ingresso in Rai trasparente e meritocratico è uno dei pilastri della politica sindacale“.

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