Producevano bitume con cui venivano asfaltate le strade di mezza Sicilia. Ora a Ragusa l’ex fabbrica Antonino Ancione riapre per dare spazio agli artisti coinvolti in “Bitume – Industrial Platform of Arts“. Un progetto che intreccia arte pubblica e archeologia industriale, storia civica e memoria di un luogo, sperimentazione estetica e indagini geologiche sulla materia che lì veniva prodotta: il bitume. Prima ancora della scoperta del petrolio, prima dei pozzi sfruttati e poi esauriti, l’oro nero di Ragusa era la pietra pece, materiale fossile con grande versatilità di impiego, utilizzato nella costruzione dei palazzi nobiliari e delle chiese barocche, ma anche come idrocarburo e come asfalto destinato al manto stradale. “Bitume” vuole ripercorrere questo tragitto, rileggendo duecento anni di storia attraverso lo sguardo di alcuni fra gli esponenti più rappresentativi del panorama internazionale del muralismo contemporaneo, coinvolti in una ricerca che diventa studio scientifico, tra i capannoni e i container dismessi dell’industria.

Il progetto, nel pieno rispetto dei protocolli sanitari dettati dall’emergenza epidemiologica, si articola in due fasi. La prima è stata svolta a porte chiuse, chiamando gli artisti a lavorare in piena libertà e a indagare e riflettere sul ciclo industriale e quel sito specifico che aveva accanto le cave di pietra pece. Dentro il perimetro della fabbrica sono state realizzate 25 opere per lo più murarie, ma anche sculture, tra gli autori internazionali chiamati a dare il loro contributo ricordiamo il duo italiano Sten e Lex; l’australiano Guido van Helten; il calligrafista italiano Luca Barcellona; il polacco M-City; lo spagnolo Sebas Velasco; i greci Simek e Dimitris Taxis; il moscovita Alexey Luka; l’italiana Martina Merlini, Moneyless e Never 2501; l’argentino Francisco Bosoletti; il madrileno Ampparito; i tedeschi Case Maclaim e SatOne; il siciliano Ligama; il fotografo Alex Fakso. Questa fase è praticamente conclusa, qualche artista sta completando la sua opera, il secondo step sarà aprire le porte della fabbrica allo sguardo del pubblico, per far rivivere, stavolta attraverso l’arte e la ricerca, l’antico cuore produttivo della città, chiuso da anni e altrimenti destinato alla demolizione come la succursale della fabrica palermitana, dove al suo posto adesso c’è l’ennesimo supermercato.

L’area Ancione sarà fruibile dal prossimo 16 ottobre, con ingressi contingentati e visite guidate gestite dall’EcoMuseo Carat, seguendo un percorso prestabilito e a senso unico. Il direttore artistico di Bitume, Vincenzo Cascone: “Bitume è soprattutto un’esperienza. È esplorazione, incursione in una materia che ha plasmato lo sviluppo di un’intera società, ricerca di un tassello di storia del Novecento, di un racconto individuale e collettivo, scritto dai tanti lavoratori che hanno estratto e trasformato la roccia asfaltica di contrada Tabuna. Bitume è rilettura di ciò che è stato rimosso, in dialogo fra arte e memoria, pieno e vuoto, evidente e nascosto. Il ciclo produttivo dell’azienda Ancione fa da leva all’atto estetico, che riconfigura il sistema industriale come ambito inedito per il gesto creativo”. Il progetto gode del sostegno dell’Assemblea Regionale Siciliana, del Comune di Ragusa, della Fondazione Federico II di Palermo, della Facoltà di Geologia dell’Università di Catania, della Fondazione Cesare Zipelli, della Banca Agricola Popolare di Ragusa, della collaborazione dell’EcoMuseo Carat.

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