Le notizie degli scontri di piazza negli Stati Uniti sullo sfondo della pandemia, che non accenna a scemare, fanno riflettere sugli effetti di medio e lungo periodo delle epidemie globali, come la peste bubbonica o la grande influenza del secolo scorso. Esiste una correlazione tra pandemie ed i movimenti rivoluzionari, anti-capitalisti, anti-establishment; tra tutto ciò, insomma, che mira a promuovere le eguaglianze e ad annientare le diseguaglianze nell’assetto politico ed economico?

Il ruolo trainante della peste nell’implosione in Europa della servitù della gleba e nel miglioramento delle condizioni dei più poveri che da servi della gleba divennero braccianti, contadini, falegnami e così via è ben documentato. Esistono anche studi relativi al ruolo che la Grande influenza giocò nella rivoluzione bolscevica, nell’avanzata del movimento operaio negli Stati Uniti e nell’elaborazione del concetto di sanità pubblica a livello globale.

E’ dunque probabile che una volta passata l’ondata dei contagi Covid il rapporto che esiste tra grande capitale e popolazione mondiale sarà alterato. Che cosa significa? Che finalmente ci si renderà conto che la globalizzazione, lungi dal renderci tutti meno disuguali e più benestanti, ha invece prodotto gli effetti opposti, in altre parole è stata l’ennesima arma di un capitalismo sempre più discriminante. Di fronte a questa consapevolezza i popoli chiederanno cambiamenti radicali per ridurre e perfino abolire le diseguaglianze.

Al momento negli Stati Uniti il movimento di rivolta sembra concentrato sui temi del razzismo ma è chiaro che le sue radici affondano in un sistema economico dove tra bianchi e neri esiste un divario economico e sociale in costante aumento grazie alla globalizzazione. L’alta percentuale di contagio nei quartieri neri, ad esempio, è legata a condizioni di vita ed ambientali meno sicure di quelle vigenti in quelli dove vivono i bianchi. Ebbene negli ultimi trent’anni queste differenze invece di scemare sono aumentate.

Nei paesi poveri invece esiste una realtà diversa. Il numero dei contagi e delle morti per capita è molto più basso che nei paesi ricchi, qui la variante non è la dicotomia povertà/ricchezza -l a stragrande maggioranza della popolazione è infatti povera – ma molto probabilmente l’età media della popolazione e l’ambiente. I paesi poveri hanno un’altissima percentuale di giovani e la gente trascorre gran parte del tempo all’aperto e vive in casupole, baracche, o tende ‘arieggiate’.

L’impatto economico del Covid, tuttavia, in queste nazioni sarà particolarmente preoccupante. Senza la possibilità di piani di aiuto da parte dei governi la contrazione del commercio internazionale legata ai lockdown si è infatti già abbattuta come una scure sulle loro economie. Le rimesse degli emigrati che nel 2019 hanno toccato il picco di 554 miliardi di dollari, il doppio del 2007, infatti, nel 2020 dovrebbero scendere del 20 per cento.

Le previsioni della Banca mondiale sulle condizioni delle popolazioni dei paesi poveri sono molto pessimiste: il Covid spingerà nei prossimi 12 mesi 71 milioni di persone al disotto della soglia della povertà, costringendoli a sopravvivere nella povertà estrema, e questo significa vivere con meno di 1,90 dollari al giorno. Per la prima volta dagli anni Novanta assisteremo ad un aumento nella povertà globale.

Anche nei paesi ricchi la pandemia ha discriminato a favore dei benestanti e a discapito delle classi più povere. Mentre i lavori intellettuali ben pagati svolti dai colletti bianchi sono facilmente migrati dai grattacieli del centro delle città nelle sale da pranzo delle abitazioni dei sobborghi, quelli meno ben retribuiti degli operai impiegati nelle fabbriche, nel settore dei trasporti, in quello della ristorazione non hanno potuto usufruire di questa metamorfosi. Discorso analogo vale per l’occupazione nelle metropoli e quella nei piccoli centri: soltanto l’1 per cento dei lavori agricoli può essere svolto online contro il 97 per cento dell’avvocatura.

Una vota passata la seconda ondata di Covid chi ha pagato il prezzo più alto chiederà riparazioni, cambiamenti, riforme per cambiare radicalmente il sistema e se queste non arriveranno, se l’élite rimarrà sorda, allora in diversi angoli del vecchio villaggio globale ne vedremo delle belle.

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