Continueremo a protestare per settimane, mesi, anche anni, se necessario”. La leader dell’opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, lancia il messaggio dell’opposizione al presidente Aleksandr Lukashenko e ai partner internazionali. Nel corso dell’audizione alla commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, la principale avversaria del capo dello Stato ha colto l’occasione per lanciare un nuovo appello “all’intera comunità internazionale di non accettare la legittimazione di Lukashenko perché non è legittimato agli occhi del popolo bielorusso. Hanno rubato i nostri voti durante le elezioni”. A sostenerla ci sono anche l’Alto rappresentante per la Politica Estera Ue, Josep Borrell, e il presidente dell’Eurocamera, David Sassoli: “Per noi l’unica soluzione percorribile è una pacifica transizione del potere“, ha dichiarato l’esponente del Pd.

Non saremo più ostaggi di Lukashenko, non vivremo più nelle sue prigioni, non torneremo più nello stato in cui abbiamo versato per 26 anni – ha attaccato Tikhanovskaya a Bruxelles – Quando guardate me e tutte queste persone dovete capire che per 26 anni abbiamo vissuto in dittatura, abbiamo avuto paura ogni giorno. Non è una rivoluzione geopolitica, a favore o contro la Russia o a favore o contro l’Ue. È una rivoluzione democratica per la Bielorussia”. E lancia il proprio messaggio alla Russia di Vladimir Putin, alleata di Lukashenko: “Vorremmo davvero risolvere questa situazione da soli, senza l’interferenza della Russia. Senza i loro soldi e la loro interferenza riusciremmo a risolvere molto più rapidamente questo problema”.

Ma per poter rovesciare un potere mai contrastato dal 1994 è necessario il supporto della comunità internazionale ed è proprio a questa che Tikhanovskaya si rivolge: “Chiediamo all’intera comunità internazionale di non accettare la legittimazione di Lukashenko perché non è legittimato agli occhi del popolo bielorusso. Hanno rubato i nostri voti durante le elezioni”. “Chiedo a tutti di dare voce alla situazione nel nostro Paese” perché “solo con l’aiuto della comunità internazionale potremo vincere la nostra lotta per la democrazia in Bielorussia”, ha detto. “Stiamo cercando di cavarcela da soli, ma vediamo che Lukashenko non vuole impegnarsi nel dialogo che chiediamo”, ha aggiunto, sottolineando che “in questo momento ogni aiuto dai Paesi Ue e da altri è molto importante”.

E l’Unione europea non si è fatta attendere, soprattutto con il presidente dell’Eurocamera che ha riservato parole dure nei confronti della leadership di Minsk: “Crediamo che le cittadine e i cittadini della Bielorussia debbano essere autori del loro destino. Per noi l’unica soluzione percorribile è una pacifica transizione del potere – ha detto – Migliaia di bielorussi sono in detenzione, molti di loro sono torturati. Per 45 giorni hanno manifestato in strada per chiedere il diritto di poter scegliere. Questo è inaccettabile, chiediamo a Lukashenko di liberare tutte le persone detenute, impegnarsi in un dialogo con il comitato di coordinamento e i rappresentanti del popolo bielorusso”, ha concluso ricordando che la scorsa settimana il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza una risoluzione “per chiedere il rispetto dei diritti civili, politici e umani in Bielorussia”.

Ma gli aggiornamenti che arrivano dal Paese dell’est non sembrano certo portare in questa direzione. La polizia ha arrestato 442 persone per violazione della legge sui raduni in occasione delle proteste che si sono svolte domenica, ha spiegato la portavoce del ministero dell’Interno, Olga Chemodanova. “Ieri, 20 settembre, sono state registrate ventiquattro proteste che hanno coinvolto più di 20mila persone in varie aree popolate del Paese. Un totale di 442 cittadini sono stati arrestati per violazione della legislazione sui raduni, di cui 226 a Minsk”, ha detto aggiungendo che “330 persone sono state rinchiuse in strutture di detenzione fino al processo per violazioni amministrative”.

Borrell ha ricordato che “ore prima del Consiglio europeo abbiamo incontrato Svetlana Tikhanovskaya. Ci ha parlato della situazione in Bielorussia. Siamo incoraggiati dalla perseveranza dei bielorussi, specialmente delle donne, che mostrano un vero senso di leadership. Sosterremo un dialogo interno inclusivo, per elezioni libere e giuste. Questo non può essere considerato come un’interferenza negli affari interni. La democrazia e i diritti umani sono al cuore dell’identità dell’Ue”. Ma sul piano di alcuni Paesi Ue di imporre sanzioni ai responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei brogli elettorali, lo spagnolo precisa: “Nonostante ci sia una chiara volontà, non è stato possibile raggiungere l’unanimità necessaria. La questione passerà al vertice dei leader di giovedì e venerdì”. Ad astenersi è stata Cipro, ammette il capo della diplomazia europea: “Cipro non ha partecipato”, ha detto dopo che proprio da Nicosia era partito l’appello a tenere un atteggiamento uguale anche per la Turchia che insidia Cipro e Grecia con le esplorazioni nel Mediterraneo orientale.

Intanto, sta per partire la fase 2 dell’esercitazione militare fra Russia e Bielorussia ‘Fratellanza Slava 2020’ prevista dal 22 al 25 settembre. Seimila militari, di cui mille di Mosca saranno impegnati nelle operazioni: “Sullo sfondo della situazione politico-militare che si sta evolvendo intorno alla Bielorussia, il presidente ha deciso di tenere la Fase 2 dell’esercitazione – fanno sapere dal ministero della Difesa bielorusso – che si concentrerà su operazioni congiunte che garantiranno la sicurezza militare dello Stato. Le operazioni coinvolgeranno circa 6mila soldati e più di 500 mezzi militari, tra cui circa mille soldati e fino a 100 mezzi militari delle Forze Armate della Federazione Russa”.

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