di Antonio Tamarozzi

E’ da quando sono ricominciati i campionati professionistici questa estate che mi domando come avrebbero fatto a contenere il propagarsi del virus nel calcio.

Ho 45 anni e ho giocato 20 anni a calcio nei dilettanti, adoro lo sport in generale, ma mi sono chiesto come avrebbero fatto a gestire il contagio fra i calciatori e gli addetti ai lavori. L’unica spiegazione che mi sono dato è che tutti i partecipanti al mondo professionistico si sottopongano a un tampone al giorno, compresi gli allenatori, i massaggiatori e i dirigenti: mentre si è al campo ad allenarsi o a giocare la partita, si può avere un protocollo da seguire ma, finito l’evento, tutti tornano a casa e non si può controllare la loro vita privata. Perciò l’unico modo che mi è venuto in mente è che si facessero tamponi giornalieri a tutti.

Ciò mi ha un po’ indispettito – parlo soprattutto nei mesi scorsi – perché per noi cittadini qualunque era quasi impossibile poter fare un tampone, a meno di avere sintomi evidenti da Covid-19, mentre per il mondo del calcio sembrava essere più che normale.

Mi rendo conto che il mondo del calcio professionistico faccia girare molti soldi, ma in un momento di pandemia mondiale credo che sarebbe giusto tutelare la salute di tutti, compresi i calciatori e gli addetti ai lavori, piuttosto che mandarli in campo ad ogni costo rischiando focolai a random, senza peraltro neanche il pubblico che è, soprattutto nei professionisti, parte integrante dello spettacolo.

Ultima cosa sui professionisti: mi ha stupito molto che l’associazione calciatori non abbia detto niente sulla ripresa dei campionati, che poteva (e lo ha fatto in alcuni casi) mettere a repentaglio la salute degli stessi, mentre è così celere nel presentarsi minacciando scioperi quando si parla di ridimensionare gli stipendi dei calciatori.

Come dicevo sono un ex giocatore dilettante, ora gioco a calcio a 7 a livello amatoriale e in questi giorni la federazione per cui gioco ha confermato la ripresa dei campionati amatoriali, l’importante è seguire i protocolli che sono stati stabiliti dalla federazione stessa in collaborazione con l’Oms e il governo.

Ho letto attentamente i protocolli e devo dire che mi hanno fatto sorridere. Igienizzazione degli spogliatoi, dei tragitti fra spogliatoi e campo, mascherine ad allenatori e giocatori in panchina, ma quelli che giocheranno in campo potranno ‘sputacchiarsi’ addosso tutta la partita, marcare a meno di un metro di distanza (e ci mancherebbe altro) senza però, come nei professionisti, poter fare tamponi frequenti, ma semplicemente compilando prima della partita un’autocertificazione dove ogni giocatore dirà che non ha il coronavirus.

Nonostante la voglia pazza che ho di tornare a fare due tiri in campo con gli amici, nonostante io sappia quanto potrebbe farmi bene fare una sgambata ed una partitella o partita di campionato per la mia psiche molto provata, mi rendo anche conto che sarà un potenziale ‘lazzaretto’, un ammasso incontrollato di NON professionisti stressati che, pur di giocare, si prenderanno una tachipirina al pomeriggio per far vedere che non hanno la febbre pur di giocare ed infetteranno tutto e tutti.

Credo, a malincuore, che il governo debba fermare subito questa ripresa, specialmente per quel che riguarda le partite al coperto, fino a che non ci sarà una possibilità certa di dimostrare che non si è infetti o asintomatici con carica virale pericolosa per gli altri, altrimenti, secondo me, sarà una ‘strage’ (perdonatemi il termine).

Nel frattempo, fino a che non succederà questo, l’unica cosa che posso fare è non giocare di mia spontanea volontà. Ma volevo, in queste poche righe, difendere la salute di tutto il mondo del calcio, soprattutto quello dilettantistico ed amatoriale che non ha i mezzi economici e le possibilità di permettersi tamponi frequenti che fugherebbero ogni dubbio sulla tutela della salute di tutti nelle partite.

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