Spionaggio e uso improprio del computer per la pubblicazione di documenti militari secretati. Sono queste le due accuse che i pubblici ministeri americani hanno formulato contro il fondatore di WikiLeaks Julian Assange, per il quale oggi a Londra riprende il processo per l’estradizione chiesta dagli Stati Uniti dopo lo stop obbligato causa Covid. E proprio davanti all’ambasciata Usa a Roma l’associazione “Articolo21” partecipa al sit-in promosso da “Italiani per Assange” in sua difesa.

Negli Usa il 49enne australiano rischia fino a 175 anni di carcere: per le autorità Assange ha cospirato con l’analista dell’intelligence dell’esercito americano Chelsea Manning per hackerare un computer del Pentagono e rilasciare centinaia di migliaia di dispacci diplomatici segreti e file militari sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Ed è accusato anche di avere cospirato con membri di organizzazioni di hacking, cercando di reclutare hacker per fornire a WikiLeaks informazioni riservate.

Gli avvocati di Assange affermano che l’accusa è un abuso di potere, politicamente motivata, che soffocherà la libertà di stampa e metterà a rischio i giornalisti di tutto il mondo. I legali sostengono che Assange sia un giornalista autorizzato alla protezione del Primo Emendamento, e affermano che i documenti trapelati hanno rivelato illeciti militari statunitensi. Tra i file rilasciati da WikiLeaks figura anche il video di un attacco in elicottero Apache del 2007 da parte delle forze americane a Baghdad che ha ucciso 11 persone, tra cui due giornalisti dell’agenzia di stampa Reuters.

“I giornalisti e gli informatori che rivelano attività illegali da parte di aziende o governi e crimini di guerra, come le pubblicazioni per cui è stato accusato Julian, dovrebbero essere protetti dall’accusa”, ha affermato l’avvocato di Assange Jennifer Robinson. Decine di sostenitori di Assange, tra cui la stilista Vivienne Westwood e la compagna di Assange Stella Moris, si sono riuniti fuori dal tribunale di Old Bailey questa mattina. Il fondatore di WikiLeaks doveva essere portato dalla prigione di Belmarsh, alla periferia di Londra, in tribunale per l’udienza. Organizzazioni giornalistiche e gruppi per i diritti umani hanno chiesto alla Gran Bretagna di rifiutare la richiesta di estradizione. Amnesty International ha affermato che Assange era “l’obiettivo di una campagna pubblica negativa da parte di funzionari statunitensi ai massimi livelli”. Il caso dovrebbe durare fino all’inizio di ottobre. Il giudice distrettuale Vanessa Baraitser dovrebbe impiegare settimane o addirittura mesi per emettere il verdetto, contro cui le parti potranno comunque ricorrere in appello.

A Il Fatto Quotidiano Kenneth Roth, direttore di Human Rights Watch, ha spiegato che “il governo americano – perfino l’Amministrazione Trump – si rende conto della minaccia che pone al giornalismo l’Espionage Act usato contro la pubblicazione di documenti, quindi quello che sta cercando di fare è dipingere Julian Assange come un hacker”. Per Roth “la domanda importante che si trovano ad affrontare la Corte e il governo inglesi è se estradare Julian Assange o no. Sono in gioco principi fondamentali come la libertà di espressione e di stampa. Quello che succederà dipende da Londra“.

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