Il Partito democratico ha deciso di schierarsi ufficialmente per il Sì al taglio dei parlamentari. Dopo settimane di discussioni interne e tentennamenti, la direzione nazionale ha approvato la proposta del segretario Nicola Zingaretti in favore della riduzione degli eletti. I Sì sono stati 188, i contrari 18, gli astenuti 8, mentre in 11 non hanno partecipato al voto. Separatamente è stata votata la relazione di Zingaretti: 213 si sono espressi a favore, uno si è astenuto e 6 non hanno preso parte al voto.

Quindi, a 13 giorni dall’election day, anche i dem hanno deciso di fare campagna per la riforma che di fatto è già da un anno nel patto di governo sottoscritto col M5s. E, soprattutto, in favore della quale i dem hanno già votato a ottobre scorso a Montecitorio. Insomma alla fine un altro gesto di distensione verso la maggioranza è arrivato e, non è un caso, poco prima del via libera è arrivata la notizia che il premier Giuseppe Conte parteciperà alla Festa dell’Unità di Modena: martedì 8 settembre alle 20.30 salirà sul palco della storica manifestazione del centrosinistra e sarà intervistato dalla giornalista Maria Latella.

Del resto oggi Zingaretti, parlando davanti ai suoi, ha garantito il rispetto dell’accordo di governo e dato segnali concreti di voler far durare l’alleanza con il M5s: “Propongo il Sì”, ha detto durante l’incontro che è stato trasmesso in streaming per i membri della direzione. Ha ribadito che in caso di vittoria del No il governo “non cadrebbe” e, davanti agli occhi dei suoi, ha marcato le differenze sulle ragioni del voto rispetto al Movimento 5 stelle. Non sarebbe quindi una questione di risparmi – che sarebbero “minimi” – definiti “motivazioni banali”, quanto un modo per arginare “l’inarrestabile vento del populismo” e, soprattutto, far seguire “altre riforme” alla riduzione delle poltrone. Per questo il segretario Pd ha anche lanciato una “raccolta firme per il bicameralismo differenziato”, ipotesi avanzata da Luciano Violante in accoppiata al via libera per una proposta di legge di iniziativa popolare. “La faccio mia”, ha aggiunto. “Sarà un modo, pur con scelte diverse che ci saranno, di unire” il partito.

Il Sì di oggi della direzione Pd, in ogni caso, rafforza i vincoli dell’alleanza con M5s, nella speranza (è la riflessione tra i dem) che ora siano i pentastellati a compiere passi verso le direzioni auspicate dagli alleati Pd. Ad esempio a partire dalle modifiche ai decreti Salvini, l’utilizzo delle risorse del Mes e il cammino delle riforme che, stando al patto di governo, dovranno essere accompagnate al via libera al taglio dei parlamentari. Una situazione che dovrà fare i conti con il centrodestra pronto alle barricate, come dimostrano gli 800 emendamenti presentati al ddl Fornaro, una delle riforme costituzionali volute dalla maggioranza per correggere il taglio dei parlamentari.

L’ordine del giorno approvato dalla direzione: “Taglio dei parlamentari questione da tempo posta dal Pd”– “Il Partito democratico condivise, nel programma posto alla base del secondo governo Conte, la proposta di riduzione del numero dei Parlamentari, ponendo come condizioni essenziali l’adeguamento dei regolamenti parlamentari e delle norme costituzionali e la necessaria riforma del sistema elettorale”. Inizia così l’ordine del giorno che ha stato approvato dalla direzione Pd. “La discussione tra le forze politiche che compongono la maggioranza ha solo ora, dopo i mesi di lockdown, prodotto un testo base unitario per la Legge elettorale che, grazie al lavoro ed all’iniziativa del segretario e dei presidenti dei gruppi parlamentari, sarà in discussione, insieme alle modifiche costituzionali nelle prossime settimane in Aula alla Camera e al Senato. La nostra iniziativa ha, dunque, prodotto i risultati tangibili necessari ad accompagnare la riforma costituzionale proposta, anche se purtroppo non nei tempi auspicati così come l’accordo di programma della maggioranza prevedeva con chiarezza”. Quindi il testo si rivolge a chi la pensa in maniera diversa: “La discussione al nostro interno è stata ed è articolata e in questo senso si comprendono alcuni rilievi di chi ha maturato una posizione contraria al taglio dei Parlamentari. Va ricordato inoltre che l’obiettivo della riduzione del numero dei parlamentari, nel quadro di un ammodernamento organico e coerente degli assetti istituzionali, è da tempo una questione posta dal Pd e dal centrosinistra. Oggi riteniamo si siano chiariti i dubbi relativi alla volontà delle forze politiche di maggioranza di rispettare gli impegni assunti insieme. Per queste ragioni e in coerenza con il nostro profilo riformatore, il Pd esprime l’orientamento rivolto ai propri iscritti e ai propri elettori, a sostegno del Si al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre”, ha concluso il documento.

Zanda e Cuperlo contrari, l’area Orfini non partecipa – Secondo quanto si apprende al momento, tra chi ha votato contro ci sono l’ex tesoriere Luigi Zanda e Gianni Cuperlo. Eppure proprio Zanda nel 2008 aveva presentato una proposta di legge per un taglio lineare dei parlamentari esattamente identico a quello deciso dal Parlamento a ottobre scorso. Chi ha annunciato che non avrebbe preso parte alla votazione è stata invece l’area che fa riferimento a Matteo Orfini: “Per rispetto della comunità del Pd intervengo a questa direzione”, ha detto Francesco Verducci, “ma non partecipo al voto finale perché questo organismo è svuotato di senso dopo che il ‘sì ufficiale del Pd è stato annunciato ripetutamente a mezzo stampa e tv. Si affronta questo taglio con un tatticismo esasperato pur di blindare l’alleanza strategica coi 5 stelle”. La maggioranza del partito invece, ha difeso la necessità di votare a favore: “Sì al referendum non è punto di arrivo, deve essere il punto di partenza per riforme più larghe costituzionali”, ha dichiarato Dario Franceschini. “Il referendum può essere la partenza di una seconda parte della legislatura che provi a completare un percorso di riforme costituzionali che vada oltre i confini della maggioranza, includendo anche le forze di opposizione”.

L’intervento di Zingaretti: “Il tema vero è il processo riformatore”. E lancia raccolta firme per il bicameralismo differenziato – “Mentre propongo il Sì – ha annunciato il segretario dem, marcando le differenze con i Cinque Stelle – dobbiamo respingere le motivazioni banali che il taglio del numero dei parlamentari farebbe risparmiare soldi allo Stato. I risparmi sarebbero minimi e non costituiscono il motivo principale del Sì al taglio dei parlamentari. Il motivo principale sta nel fatto che a questo atto possono seguire altre riforme”. Il tema vero è “allora il processo riformatore di accompagnamento”, ha sottolineato. Proponendo alla direzione di indicare ai suoi elettori di votare Sì, Zingaretti ha avvertito: “C’è un sovraccarico di politicizzazione che abbiamo prodotto un po’ tutti”. Ha definito “certe” le difficoltà in caso di vittoria del No, ma ha precisato: “Non sono convinto che se dovessero prevalere cadrebbe il governo”.

Le ragioni del No sono “perfettamente legittime” e “segnalano problemi reali”, ha continuato, “ma io sollecitando le riforme ho tenuto conto di queste sensibilità”. D’altra parte Zingaretti ha detto, in caso di affermazione del Sì, di “non vedere rischi di un trionfo dell’antipolitica e della delegittimazione del Parlamento”. “Io non ho mai ceduto all’antipolitica e non lo farò mai”, ha aggiunto sottolineando: “Purtroppo ci sono stati in passato cedimenti all’antipolitica, come al Referendum (del 2016, ndr) che abbiamo perso, quando furono usati argomenti demagogici”, ha rimarcato.

Durante la sua relazione, il segretario si è soffermato anche sulle Regionali, previste nello stesso week end. Da un lato ha parlato delle mancate alleanze, definendole “un errore” che “non è colpa nostra”. Nelle ultime settimane, ha ricordato, “ci siamo rivolti alle forze che sostengono il governo con il Pd. Non abbiamo mai detto ‘sempre’ o ‘ad ogni costo’ e ‘ovunque’. Ma è paradossale che delle forze che affrontano insieme le sfide del governo, rifiutino di confrontarsi insieme nei territori, escludano a priori le alleanze”, ha ammonito. “Il dibattito sulle alleanze lo reputo ridicolo, nasconde contraddizioni logiche che non sono certo nostre. Ogni scelta per il Pd è stata eletta sarà presa dai territori – ha spiegato – In molti territori l’alleanza non si è voluta fare e non certo per nostra responsabilità. Ed è stato un errore”.

Ora, ha aggiunto, “dovremo essere due volti unitari. Siamo noi l’unica alternativa alle destre. Ogni altra candidatura è velleitaria. Nessun candidato al di fuori dell’alleanza che abbiamo costruito noi ha la minima possibilità di affermarsi”. Negli scorsi giorni, il leader dem, argomentando sullo stesso tema, aveva chiesto il voto disgiunto all’elettorato M5s per fermare la vittoria della destra. Una richiesta che ritorna: “Io sono ottimista perché le persone sanno scegliere specie se ci danno possibilità di voto utile”. In ogni caso, sostiene, la vittoria delle destre non sarà schiacciante: “Faccio un appello. Nelle prossime due settimane ripulite le vostre agende. Un esponente della destra (Matteo Salvini, ndr) sognando ieri ha detto che deve finire 7-0. Il Pd con le sue alleanze lo impedirà. Il nostro elettorato è già più unito del suo gruppo dirigente”.

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