L’ex ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, torna in possesso dei beni che gli erano stati sequestrati nel 2016, nel corso dell’indagine sul crac dell’istituto: oltre alla villa ottocentesca di Vicenza anche quadri, conti e titoli per milioni di euro. Lo ha deciso il tribunale di Treviso, come riferiscono Gazzettino e Corriere del Veneto. A chiederlo era stata la Procura di Treviso, chiudendo l’inchiesta per ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto. Il giudice Marco Biagetti ha accolto la richiesta del pm Massimo De Bortoli archiviando cinque capi d’imputazione.

Nel 2016 Consoli fu arrestato sulla base di quei cinque capi d’imputazione contestati anche all’ex presidente Flavio Trinca e ad altri ex dirigenti. Il pm ha chiesto un solo rinvio a giudizio per i restanti tre capi d’imputazione per Consoli – l’udienza preliminare è fissata per ottobre – e l’archiviazione per gli altri. Ha pesato il fatto che il valore delle “operazioni baciate” – acquisto di azioni dell’istituto finanziato con prestiti della stessa banca – nascoste alle autorità di vigilanza fosse limitato, tale da non incidere sul patrimonio di vigilanza di 2 miliardi, rendendo quindi inconsistente l’accusa di ostacolo.

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