Solo 12 mesi fa sembrava che i grandi poli commerciali non conoscessero crisi né risentissero della concorrenza dell’e-commerce. I numeri lo confermavano: la filiera generata dagli shopping center valeva infatti quasi 140 miliardi di euro e impiegava oltre 700 mila persone. Ma, come messo in luce da un recente articolo di Immobiliare.it, l’emergenza sanitaria ha avuto un impatto devastante sul settore, con l’82% dei negozi che è rimasto chiuso durante la Fase 1 del lockdown e la perdita di oltre il 70% dei clienti. E adesso? Si riparte, ma con qualche difficoltà.

Differenze geografiche e un approccio diverso

Una ricerca di Cbre su un campione di 40 centri commerciali in Italia ha evidenziato come la ripartenza sia diversificata a seconda della zona geografica. Nelle regioni del Nord-Ovest, dove il Covid-19 ha colpito più duramente, si sono registrate performance meno brillanti rispetto al Nord-Est, al Centro e soprattutto al Sud, che vanta il 68,9% di recupero di presenze. Comune a tutto il territorio nazionale, invece, è il mutato atteggiamento di chi frequenta gli shopping district: complici la bella stagione e il fatto che non tutti gli spazi food e entertainment sono operativi, al centro commerciale si va spesso da soli e per fare acquisti, non insieme alla famiglia per trascorrere il tempo libero. È evidente che in Italia ci sia ancora ritrosia a frequentare luoghi chiusi e molto ampi, e infatti le affluenze più alte si sono registrate nei poli più piccoli, con aree verdi e spazi aperti.

Nuove esigenze da parte della clientela

Cbre ha infine chiesto a frequentatori assidui dei centri commerciali che cosa li invoglierebbe a riprendere le proprie abitudini pre-pandemia. Il 75% di loro desidererebbe maggiori sconti, il 25% iniziative all’aria aperta e attività dedicate ai bambini. Inoltre, molti suggeriscono un aumento di servizi take-away e food-delivery (che infatti sono cresciuti del 35% dopo la riapertura) così da ridurre la permanenza in negozio. Dopo il 2020, quindi, lo spazio dedicato all’intrattenimento andrà ripensato.

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